Tieni il tempo - ...adulti in ascolto dei giovani

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La location: una casa d’incontri diocesana sulle colline veronesi circondata da un bel parco curato nei minimi particolari, come fosse un terrazzo estivo per gustare freschi aperitivi affacciati sulla “piccola Gerusalemme” ovvero sulla città di Verona che silenziosa riposa nella vallata sottostante.

I partecipanti: tanta bella gente, adulti responsabili, impegnati, membri di equipe. Sono volti sereni alla ricerca di qualcosa. Sono sguardi sorridenti ed accoglienti di persone che hanno il desiderio di mettersi in gioco e di crescere insieme, pronti a cogliere al volo belle opportunità per arricchirsi e portare questa ricchezza nelle proprie diocesi, nei propri gruppi. E’ gente pronta a dare e a raccogliere, dal giovane adulto che sembra ancora “giovane”, all’adultissimo fiero della sua esperienza, pronto a condividerla con chiunque incroci nel cammino.

La sorpresa: Ad un tratto, ecco alcuni giovani (proprio giovani giovani, non giovani adulti!) che si siedono qua e là tra noi adulti. Forse si sono sbagliati, non hanno capito che questo è un modulo formativo adulti!? E invece no: è la “nostra” AC che non finirà mai di stupire, di essere generativa e creativa, perché l’argomento li coinvolge in prima persona.

Il tema: infatti si vuole parlare proprio di giovani e adulti in dialogo, di dialogo tra generazioni, di compagni di viaggio. E non si poteva pensare di farlo meglio di così, mettendo entrambi i protagonisti in dialogo. La sorpresa maggiore è che questi giovani non si sono limitati ad ascoltare, a partecipare, a dire la loro opinione, ma questi “pischelli”, con folte capigliature e con i primi peli della barba che spuntavano sui loro visi, hanno addirittura condotto i laboratori  destinati agli adulti! Si sono messi in gioco davanti ad omaccioni con i capelli bianchi (o anche senza capelli) che hanno vissuto in prima persona gli stravolgimenti degli ultimi decenni nel mondo, dalla caduta del muro di Berlino alla nascita dell’Euro, gente che crede ancora che il vero rap italiano sia quello di Jovanotti!

I laboratori: ebbene, questi giovani, si sono messi a parlare di linguaggi musicali giovanili (ed è qui che è svanito il mito antico del rap di Jovanotti), dell’affettività di una giovane coppia di fidanzati (a noi che siamo sposati da decine di anni!?), hanno parlato di impegno sociale e sul territorio (a noi che abbiamo fatto il 68!). Che dire? Stupefacente esperienza: quante cose hanno da insegnare questi giovani a noi adulti, a noi che continuiamo a fare i giovani, ma lo eravamo negli anni ’70, ‘80 , ‘90. Ma questi sono i giovani di adesso, questi sono i giovani che ci guardano con ammirazione e con timore, questi sono i giovani che hanno coraggio da vendere, o meglio, da donare. Questi sono i giovani che hanno bisogno di spazio per crescere, che hanno bisogno di essere ascoltati senza essere giudicati a prescindere, che hanno bisogno di essere accompagnati, sostenuti. Questi sono giovani pieni di domande alle quali noi adulti non sempre dobbiamo dare le risposte, ma che dobbiamo accompagnare aiutandoli a trovare le loro risposte.

Le conclusioni: Insomma, che dire, noi adulti possiamo avere tanto da insegnare, ma abbiamo anche davvero tanto da imparare, tanto da crescere insieme ai nostri giovani, per fare crescere questa nostra società e costruire insieme il futuro.

Il giudizio: immagino siate curiosi di sapere se mi è piaciuto questo modulo formativo adulti? Mah, provate ad indovinare!? Non posso fare altro che dire GRAZIE: “Grazie giovani, grazie adulti, grazie AC, grazie a voi che investite tempo ed energie perché queste cose accadano, grazie Signore perché ci parli attraverso tante belle persone, di tutte le età”.

Gianni Leoni

vice presidente diocesano per il Settore Adulti

diocesi di Forlì-Bertinoro

 

Cari adulti, 

vi vorrei ringraziare per aver dedicato tempo e cuore a noi giovani durante questi tre giorni. Abbiamo camminato assieme e quello che abbiamo ascoltato durante gli interventi degli ospiti io l'ho vissuto nel nostro stare assieme. 

Abbiamo imparato, e messo in pratica, che il dialogo tra generazioni non è qualcosa di astratto, ma un impegno che ci viene chiesto quotidianamente; è un accompagnamento reciproco che, giovani e adulti assieme, dobbiamo impegnarci di portare avanti tutti i giorni. Il dialogo passa necessariamente per la relazione e si basa su uno stile comune che deve caratterizzare sia i giovani che gli adulti, è importante riconoscerci diversi e accoglierci senza giudicare, dedicarci attenzione e premura e interrogarci assieme sulla nostra realtà, magari anche faticando per comprendere gli uni le ragioni degli altri. Tutto questo senza dimenticarci che abbiamo ruoli diversi, seppur simmetrici; a voi adulti è richiesto soprattutto di essere memoria e di aiutarci ad avere uno sguardo d'insieme sulla realtà. A noi giovani spetta costruire sentieri nuovi, perché siamo più propensi a destrutturare e sperimentare la novità.

Vi ringrazio perché vi siete messi in sincero ascolto delle nostre parole, avete aperto il vostro cuore e vi siete lasciati contaminare dalle nostre vite; nei laboratori alcuni giovani vi hanno raccontato degli aspetti del loro vissuto e voi, senza preconcetti, vi siete messi in gioco, avete dialogato con loro. Penso che entrambi siamo stati arricchiti dal nostro stare assieme, senza voler nascondere le fatiche ma consapevoli che lo stare nella relazione e il volerci dedicare del tempo sono il segno tangibile di quanto ci stia a cuore questo cammino di dialogo tra generazioni.

In questo percorso il nostro essere Azione Cattolica è una grazia immensa, strutturalmente siamo aperti all'intergenerazionalità e quindi, come ci ha ricordato il presidente Matteo Truffelli, l'AC è scuola di dialogo tra le generazioni perché nel suo DNA richiede che giovani e adulti pensino assieme al presente e al futuro dell'Associazione. 

Per concludere, mi piace riprendere una passaggio della poesia che troviamo al 108 della Christus vivit e che è ritornato spesso durante il modulo, “Perché dopotutto ho capito/ che ciò che l’albero ha di fiorito/ vive di ciò che ha di sotterrato”. Queste parole ci ricordano che il nostro futuro è il frutto del passato e del presente vissuto, è quindi compito di tutti noi camminare assieme per unire le nostre diversità e le nostre attitudini per percorre strade sempre nuove immaginate dalla fantasia dei giovani e illuminate dalla memoria degli adulti. 

 

Alice Dalfovo
Incaricata regionale per il Settore Giovani per il Triveneto