Sogni e segni: ...i frutti di una buona semina

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L’esperienza segno vissuta dal 14 al 16 giugno ha portato a Genova una decina di adulti provenienti da diverse regioni che, insieme ai membri della delegazione ligure, si sono messi in ascolto non solo della comunità di Certosa ma dell’intera città attraverso i luoghi visitati e le realtà incontrate. Un’esperienza a 360 gradi, iniziata venerdì sera in centro diocesano dove, alcuni aderenti dell’Ac e il presidente della Società Operaia Cattolica di Certosa, dopo aver descritto le conseguenze del crollo di ponte Morandi, dai media definito come “ponte di Genova”, non solo sulla vita e l’economia locale ma anche dell’intera regione e del Nord-Ovest italiano, hanno raccontato come hanno vissuto e affrontato l’emergenza: dalla creazione del presidio al confine con la “zona rossa”, punto di riferimento e sostegno per gli sfollati, dai primi momenti fino alla loro sistemazione nei nuovi alloggi, al sostegno alle famiglie con bimbi nell’imminenza dell’inizio del nuovo anno scolastico, e ai commercianti che ancora oggi risentono della chiusura di alcune strade attraversate dall’area di cantiere.

Sabato, cuore della tre giorni, è stata una giornata densa di incontri e di emozioni, ad iniziare dalla mattina trascorsa a Certosa. Dapprima in prossimità dei monconi del ponte, dove abbiamo condiviso un momento di preghiera con gli amici dell’Ac parrocchiale, poi con le persone lungo le vie del quartiere, piacevolmente animate dal mercato settimanale, ed infine nella parrocchia di San Bartolomeo. Nei locali parrocchiali abbiamo ascoltato la coraggiosa testimonianza di Antonella: passata dall’iniziale choc per la chiusura obbligata dell’attività del marito perché, ora, nell’area di cantiere e in futuro nella “fascia di sicurezza” del nuovo ponte, alla gratitudine per il sostegno ricevuto dalla comunità, per la rete di affetto e sostegno che li ha circondati in questi mesi; e il racconto di Federico, giovanissimo presidente del V Municipio, che si è trovato a gestire l’emergenza fin dai primi momenti, lavorando fianco a fianco con le associazioni e le diverse realtà del territorio, con la protezione civile e con gli assessori comunali; ciascuno con le proprie peculiarità, mettendo da parte le differenze, impegnati a far squadra per il bene della comunità.
Anche il pranzo con gli adulti, i giovani e i giovanissimi dell’Ac è stata occasione di ascolto, scambio di esperienze, percorsi comuni e condivisi tra comunità agli estremi opposti della penisola.
La giornata è proseguita in centro città dove, al giro turistico tra i vicoli (i tipici caruggi liguri) del centro storico più grande d’Europa, si sono alternati momenti di incontro con le realtà del territorio, come Simonetta dell’Agenzia per la Famiglia del Comune di Genova che ha raccontato come, nonostante un budget ridottissimo, con creatività e il coinvolgimento di aziende e sponsor locali siano riusciti a realizzare in questi primi due anni di attività: giornate di studio, gruppi di auto-aiuto, oppure a regalare “kit bimbo” alle neo mamme; o mons. Nicolò Anselmi, vescovo ausiliare e parroco della Basilica delle Vigne realtà multietnica e multiculturale nel cuore del centro storico, che nel raccontarci la realtà della sua parrocchia ha sottolineato quanto anche lì sia importante l’ascolto dell’altro e delle sue reali esigenze perché “nessuno indosserà mai un vestito preconfezionato in cui non stia comodo e a proprio agio”.
Al termine di questa esperienza, ricca di parole dette e ascoltate, di colori e di profumi, ciascuno porta a casa il ricordo delle comunità incontrate, i volti e gli sguardi delle persone conosciute o solo fugacemente incrociate. Portiamo a casa la consapevolezza che questa città, oltre al ponte da ricostruire, ha disagi e contraddizioni da sanare e una vita "sotto il ponte" da riallacciare.
Abbiamo anche visto e sperimentato segni di speranza in una comunità che, quando coesa, è in grado di affrontare qualsiasi avversità, sa custodire le relazioni come un tesoro, ha sperimentato che se la sofferenza unisce il denaro divide; che la differenza la fanno le persone con le loro attitudini e la loro sensibilità, che è possibile agire in unità di intenti con le istituzioni ottenendo soluzioni efficaci, lavorando in silenzio e facendo parlare prima la vita che la bocca. Nonostante ciò, non hanno superpoteri e non sono perfetti, ma alla portata nostra e delle nostre comunità, perché i risultati di oggi sono frutto della buona semina del passato.

 

Gabriella Pellati

Incaricata regionale per il Settore Adulti - Regione Liguria