Fragilità affettive: ...un gioco di squadra!

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Il tema delle fragilità affettive è ormai una consapevolezza per tutti, educatori, genitori, responsabili associativi, associazioni parrocchiali e diocesane; tutti chiamati ad arare il campo dell’accoglienza di una Chiesa madre e compagna di vita e di un’associazione che sia casa abitabile per tutti, in cui verità e carità si prendono per mano e non si lasciano più. “Nella famiglia e nella parrocchia la persona è al centro della vita, della cultura e della fede” (card. Jorge Bergoglio, Parrocchia e famiglia, intervento alla Plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina, 18 gennaio 2007).

Per accompagnare le famiglie attuali, soffocate dalla crisi lavorativa o da un lavoro che assorbe tutto il tempo, occorre dunque un nuovo volto di comunità cristiana. Questa è una sfida raccolta da tutta l’Azione Cattolica, e in particolare dagli Adulti, i cui gruppi sono sempre più chiamati ad essere casa accogliente e abitabile. E’ uno slogan? No, se camminiamo nella duplice fedeltà da un lato al cambio di paradigma pastorale indicato da Amoris Laetitia, che sempre più dev’essere “assimilata” nella vita associativa, dall’altro a stile, metodi e processi del Progetto Formativo e degli Itinerari per il Settore Adulti.

Accompagnare, discernere, integrare le fragilità è l’indicazione chiara che l’Esortazione ci consegna, indicando un itinerario possibile ad una condizione: che sia chiara la presenza della comunità cristiana. È la comunità, con il suo pastore, ad essere chiamata ad accompagnare, a discernere e ad integrare chi deve incamminarsi verso la crescita dell’amore in Cristo. Questo perché l’atteggiamento verso le fragilità dell’amore è privo di sentenze di condanna e assume come orizzonte la “legge della gradualità” di cui parla Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio. Come AC ci è particolarmente cara la centralità del discernimento, e quindi di una pratica personale e comunitaria di ascolto dello Spirito e di nutrimento della Parola. Quel “prendersi cura” senza alcuna discriminazione non è un atto di debolezza, ma semplicemente di amore nutrito di Vangelo, che non toglie niente a nessuno ma dilata gli spazi fisici e del cuore ad ogni persona e ad ogni situazione (AL 250). Così il discernimento comunitario è “indispensabile per accompagnare pastoralmente i separati, i divorziati, gli abbandonati” (AL 242); l’accoglienza nel rispetto e nella dignità di ciascuno si rivolge poi alle persone con diverso orientamento sessuale. Dobbiamo allora “dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana” (Relatio finalis 2015, 77).

Il PF e gli Itinerari ci consegnano un’AC capace di mettesi in gioco, e di fare squadra. Nel gruppo adulti di AC, infatti, l’accoglienza e l’integrazione di una persona separata, o di una omosessuale, non può rivestire carattere di eccezionalità, ma è insita nella proposta e nello stile di un gruppo come “palestra per crescere in umanità, coscienza ecclesiale e appartenenza associativa”, e in cui “le modalità dell’incontro devono confrontarsi con le diverse età e situazioni di vita” (Compagni di strada, p. 24). Inoltre, l’esperienza del gruppo si innesta nel tessuto delle relazioni associative e comunitarie, che coinvolgono il sacerdote, i ragazzi, gli educatori… ogni persona, con la sua concretezza; è l’innesco della miccia di un’AC davvero missionaria, capace di mettere in gioco la propria struttura e i propri ritmi: per Aldo, che porta la figlia all’ACR alternandosi con la moglie da cui è separato da alcuni anni; che tramite l’educatore della bambina viene avvicinato dal parroco, iniziando con lui un piccolo cammino fatto di incontri saltuari, talvolta insieme all’ex coniuge; e che poi attraverso il sacerdote conosce alcuni adulti del gruppo AC parrocchiale che lo coinvolgono nell’organizzazione di alcune attività di oratorio, e poi in un percorso di spiritualità insieme a loro e ad alcune coppie, il tutto condito dal piacere della buona tavola il sabato sera… storie come questa si raccontano in diverse esperienze dei nostri gruppi Adulti dal Sud al Nord; non sono il risultato di programmi predeterminati e calendari soffocanti, ma profumano di calore e fraternità, di quello che Francesco chiama  il “piacere spirituale di essere popolo”  che come AC sappiamo e dobbiamo coltivare nella fedeltà al nostro carisma. Siamo consapevoli che c’è ancora tanta strada da fare: ma sarà strada buona. 

 

Annarita e Carmine Gelonese

coppia cooptata nel Consiglio nazionale di AC