Vivere la misericordia

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Nella bella cornice della val Susa, si è svolto la scorsa settimana il convegno regionale degli adulti e anziani di Azione Cattolica, divenuto ormai una tradizione da alcuni anni.

Anche in questa volta, nonostante le diverse iniziative in programma nelle singole diocesi, l’invito della delegazione regionale ha trovato una buona risposta: oltre 220 i partecipanti provenienti da 14 diocesi (Acqui, Alba, Alessandria,  Asti, Casale, Cuneo, Fossano, Ivrea, Mondovì, Pinerolo, Saluzzo, Susa,Torino,Vercelli)

con presenze molto consistenti da Cuneo, Mondovì e Saluzzo. L’efficiente e cordiale ospitalità dei responsabili dell’AC di Susa ha facilitato lo svolgimento del convegno, aperto dal saluto della presidente locale, Angela Pangia e dalla preghiera guidata da don Fiorenzo Lana, presso l’accogliente agriturismo Giai di San Giuliano di Susa. Bianca Biscaro responsabile regionale per gli adulti ha presentato il significato e le modalità del convegno dedicato alla riflessione e alla preghiera: due modalità essenziali per continuare e motivare l’impegno.  

La prima parte dell’incontro è stato dedicata alla riflessione sulle opere di misericordia, attraverso alcune testimonianze. Roberto Falciola, dell’AC di Carignano, già v.presidente nazionale dei giovani di AC, ha presentato la figura di Pier Giorgio Frassati (in questi mesi si conclude l’anno dedicato al 90° anniversario della morte): un uomo di misericordia che nella sua breve e intensa esistenza ha fatto una scelta di povertà proprio come riflesso della misericordia del Padre. I tanti impegni a servizio dei poveri, dell’associazionismo, della politica, il suo stile di vita “senza risparmio” ma insieme gioioso e ricco di amicizie si possono ricondurre ad un punto centrale “avere gli stessi sentimenti che furono di Gesù Cristo”. Oggi per noi questo è un invito ad essere  consapevoli dell’essenziale della fede. Una testimonianza, quella di Frassati, che si è collegata idealmente con quella di Emilio Giaccone. Per lui è stata avviata la causa di beatificazione: il prof. Piero Del Vecchio, tra i curatori della breve biografia “Un valsusino tra le braccia di Dio” ha illustrato la sua testimonianza di fede, di apostolato (come responsabile dell’AC)  e di accoglienza, in particolare degli orfani. 

Davide Mosso, avvocato di Moncalieri, dell’Associazione Giuristi Cattolici, ha presentato l’esperienza di quanti operano nel mondo carcerario per aiutare le persone a reinserirsi nella società: una realtà molto dura in quanto si tratta di essere di aiuto a chi si è dimenticato della propria umanità, ma che può recuperarla attraverso un percorso di maturazione interiore. Praticare l’opera di misericordia “ero carcercato”  implica rendersi conto delle condizioni di vita del carcere, che spesso contraddicono l’obiettivo della rieducazione del condannato, fissato dalla Costituzione e dalla legge del 1975. Per questo è utile e possibile sostenere la situazione dei carcerati attraverso progetti che dalla conoscenza conducano allo stabilire relazioni, tali da facilitare poi l’applicazione di pene alternative al carcere ed il reinserimento sociale quando la pena sia stata scontata.

Di “ero straniero” ha parlato Beppe Bordello, dell’AC di Torino, che opera per l’accoglienza presso l’Ufficio Pastorale  Migranti del capoluogo. Muovendo dalla riflessione biblica sui migranti, egli evidenziato la necessità di conoscere i diversi aspetti e cause dell’emigrazione, di quanti fuggono dalla guerra, dalla fame, e di quanti sono già inseriti nella nostra società. Bordello ha sottolineato come siano ormai sperimentate le possibilità e i percorsi di integrazione (anche attraverso cose semplici come il cibo); per questo occorre  evitare che le persone vengano “parcheggiate”  senza svolgere un’attività, ma che trovino la disponibilità all’accoglienza. Per questo l’accoglienza degli stranieri coinvolge tutti non solo sul piano materiale, ma anche culturale e spirituale: domanda una vera e propria conversione.

Davide Oreglia ha quindi illustrato l’esperienza della “Cittadella della carità” di Mondovì, che costituisce nella comunità ecclesiale e civile un “segno” concreto di accoglienza e di sostegno a quanti sono in difficoltà. Il servizio di mensa e di ospitalità è reso possibile da una rete di volontari che si alternano lungo tutta la settimana per offrire un riferimento agli stranieri (ma anche a numerosi poveri originari del luogo). I punti decisivi sono però il passaggio dal servizio “materiale” alla comprensione dei problemi vissuti dalle persone e la capacità di “mettersi rete” tra persone e associazioni, così da sostenere in modo continuativo questo servizio e questo ascolto. Nel suo saluto,  il sindaco di Susa, Sandro Plano ha ringraziato l’AC per la preziosa presenza e per l’impegno espresso nella vita civile della città che si trova ad affrontare problemi complessi come quelli dell’accoglienza. Il delegato regionale Vittorio Rapetti  nella conclusione ha sottolineato come le provocazioni, anche scomode, offerte dalle testimonianze ci sollecitano ad una stagione di speranza e di responsabilità: ciascun adulto e insieme come associazione siamo chiamati a tradurre la misericordia in parole che tocchino le situazioni reali, a cominciare dalla vita quotidiana, quando ci troviamo di fronte ai pregiudizi e all’indifferenza.

Nel pomeriggio il convegno si è concentrato sulla dimensione della preghiera comunitaria, vissuta presso la cattedrale di Susa: il rosario guidato da don Giovanni Pavìn, la breve processione e la liturgia d’ingresso attraverso la porta santa, quindi la Messa celebrata da mons. Badini-Confalonieri, vescovo di Susa, che nell’omelia ha sollecitato gli adulti di AC ad un rinnovamento impegno missionario nella società attuale. La consegna del segno del convegno ha concluso l’incontro (una piccola piantina di erbe officinali), a cui è seguita una rapida visita al centro storico di Susa. 

 Vittorio Rapetti

Delegato Piemonte e Valle d'Aosta