Come Pietro - Il Sinodo dei giovani con gli occhi degli adulti

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Le parole che Francesco ha donato ai giovani italiani nell’ultimo incontro al Circo Massimo infiammano i cuori delle comunità come le bacheche dei social: l’invito a camminare ‘da pellegrini sulla strada dei sogni’ sicuramente ci affascina…

…eppure se leggiamo con attenzione le parole del Papa questo Sinodo dedicato ai giovani interpella in prima persona anche noi adulti! Basta leggere l’instrumentum laboris preparatorio del sinodo in cui gli adulti sono richiamati per 24 volte! …e poi basta guardare la folla del Circo Massimo dove i giovani erano accompagnati da tanti adulti tra sacerdoti, suore, educatori. Allora per una volta vogliamo evitare di spiegare ai giovani le parole del Papa e proviamo a metterci in ascolto di quanto Francesco ha detto a noi adulti.

La cura dei sogni che i giovani portano nel cuore contiene una chiamata per tutta la comunità ecclesiale; i giovani sono un dono per tutti e per ciascuno di noi. È molto bella, a tale proposito, l’immagine scelta da Francesco per descrivere il rapporto tra adulti e giovani: la corsa degli apostoli verso il Sepolcro descritta nel ventesimo capitolo del Vangelo di Giovanni. Giovanni, più giovane, corre più veloce di Pietro eppure il Papa dice “E poiché siete giovani, io, come Pietro, sono felice di vedervi correre più veloci, come Giovanni, spinti dall’impulso del vostro cuore, sensibile alla voce dello Spirito che anima i vostri sogni”. 

L’immagine della corsa verso il Sepolcro descrive tutta la sfida e la fatica della responsabilità educativa e generativa degli adulti; si tratta di una responsabilità fatta innanzi tutto della testimonianza di chi vuole farsi compagno di viaggio per i giovani. Questo Sinodo ci offre l’opportunità di ripensare il nostro essere adulti e di verificare quanto riusciamo ad incoraggiare e sostenere la corsa dei giovani. Nell’anno in cui l’AC propone di riflettere sulla capacità degli adulti di essere generatori è bene aprire spazi di ascolto dei giovani a partire dai quelli di AC ma pronti ad allargare il cuore a tutti i giovani che abitano le nostre città.

Essere adulti generatori ci chiede di lasciar crescere i giovani con il loro passo anche se a volte è più veloce del nostro o se vanno in direzioni diverse da quella che noi gli consiglieremmo. Per fare questo bisogna evitare la tentazione del paternalismo – che fa un po’ rima con il clericalismo da cui ci ha messi in guardia Francesco – frequente in età adulta quando pensiamo di sapere meglio dei giovani quali scelte compiere e quali errori evitare. Dare spazio ai giovani vuol dire scoprirsi adulti in cammino, non arrivati e quindi bisognosi di crescere …insieme ai giovani e pronti a lasciare spazio ad un protagonismo che non sia solo formale. L’Instrumentum laboris del Sinodo (n. 141) ci ricorda che l’autorevolezza in latino ha radice nel verbo augeo, che indica la capacità di far crescere. Vogliamo diventare sempre di più adulti capaci di far crescere, sostenere, incoraggiare i sogni dei giovani che abitano le nostre città come il nostro paese.

Questa dinamica virtuosa diventa esperienza formativa per l’adulto che riscopre così la gioia di camminare, e magari anche correre, senza l’ansia di arrivare per primo. Vogliamo guardare ai sogni dei giovani con uno sguardo contemplativo nella certezza che in quei sogni si riflette il Sogno di Dio. In quanto adulti non dobbiamo avere paura dei sogni – come ha detto Francesco - ma anzi vogliamo metterci ‘alla scuola dei giovani’ per imparare a sognare qualora la vita ci abbia fatto dimenticare come si fa. In questo percorso l’AC nella sua dimensione unitaria e intergenerazionale è palestra di dialogo nella misura in cui sperimentiamo che la voce dei giovani vale quanto quella degli adulti. I percorsi associativi possono diventare un laboratorio di condivisione di questi sogni che, impastati con la vita di giovani e adulti, diventano fecondi, …generativi!

Antonella, adulta ed educatrice giovani, mi dice spesso “Non c’è educazione se non avviene uno scambio vicendevole tra educatore ed educando. L'educatore cresce nell'atto stesso dell'educare”: allora l’augurio è che questo Sinodo aiuti noi adulti a lasciarsi educare dai giovani e dalle loro corse, forse imperfette e disordinate, ma ricche di vita e di entusiasmo che profuma di Vangelo.

Come fare? Sarà la creatività a suggerirci le modalità e i linguaggi più adatti per ogni equipe diocesana, per ciascun gruppo adulti, ciascun insegnante/catechista/parroco/educatore…

…affidiamoci a questo vento buono dello Spirito perché nel percorso di ciascuno ci sia lo spazio per fermarsi a guardare i passi dell’altro per poi riprendere a correre, insieme, “verso Gesù e verso i fratelli”.

 

Nicola De Santis

Consigliere nazionale per il Settore Adulti