...un gruppo che genera vita

Versione stampabileVersione stampabile

Ci sono tante storie di AC: parrocchie grandi e funzionali, gruppi piccoli e ‘disordinati’, giovani che seguono il cammino da fuori sede  e gruppi che si disperdono e poi si ricompongono…

…vogliamo raccontarvi di due gruppi particolarmente speciali che seguono il cammino di AC in un contesto molto speciale, all’interno delle case circondariali di Rossano, in provincia di Cosenza, e di Palermo.

Come nasce questa esperienza?

Achiropita, presidente dell’AC di Rossano, ci dice: “La nostra esperienza alla casa circondariale di Rossano è iniziata da una riflessione nata all’interno del Consiglio Diocesano di A.C.:  ci siamo chiesti come fare per vivere un’A.C. in uscita, abbiamo pensato di puntare la nostra attenzione in una delle periferie più importanti il carcere di alta sicurezza. Il nostro primo approccio è stato insieme alle aggregazioni laicali presenti in diocesi, con un gesto molto semplice: la consegna a tutti i detenuti del testo per la meditazione personale dell’A.C., di domenica in domenica. Per 2 anni la nostra esperienza anche se bella ed arricchente finiva lì. Abbiamo pensato che fosse molto riduttivo, ed era necessario, ne sentivamo l’esigenza, di dare un seguito all’iniziativa, con un percorso domenicale d’incontro e animazione della Celebrazione Eucaristica, ma soprattutto uno scambio di esperienze con i detenuti.”

…sembra un percorso simile a quello che ci raccontano Stefania e Domenico, della parrocchia di San Giuseppe Cafasso a Palermo: “Tale iniziativa è nata nell’ambito dell’anno della Misericordia, quando invitati a riflettere sulle opere di misericordia e a viverle con gesti concreti, particolarmente irraggiungibile sembrava l’opera di misericordia corporale visitare i carcerati, che ovviamente abbiamo preso alla lettera: come fattivamente entrare nella struttura carcere per “visitare” il fratello detenuto? Tra gli adulti più giovani ci si è iniziato a muovere per cercare la strada che fattivamente ci avrebbe permesso di varcare quella soglia e vivere la nostra difficile opera di misericordia. Non è stato semplice: tante telefonate, tanti contatti anche di persone già dentro la struttura impegnati in altro tipo di volontariato, ci scoraggiavano mostrandoci come impossibile l’ingresso alla struttura penitenziaria.

L’associazione Diocesana, aveva deciso di regalare delle Bibbie ai vari carceri di Palermo: abbiamo preso questa opportunità al vol. Decidemmo di farci Bibbia-trasportatori e iniziammo a capire cosa significasse ingresso al carcere. Ma nulla! Arrivati al primo varco, o le guardie carcerarie o qualche altro addetto prendeva le Bibbie con le nostre lettere indirizzate alla direzione e ai carcerati e ringraziando ci davano la mano augurandoci buon proseguimento.”

La vera sfida di entrare nelle carceri è però quella di creare una relazione con i detenuti e di proporre loro – proprio là all’interno del penitenziario – un cammino da fare insieme. Continua Achiropita: “Sono state richieste le diverse autorizzazioni… i vari permessi…non è stato semplice…ma ci siamo riusciti, grazie anche alla disponibilità e alla collaborazione del cappellano, del direttore e di tutto il personale del carcere.

Tutto era pronto si poteva iniziare!

Avevamo 15 minuti di tempo a nostra disposizione dopo la Celebrazione Eucaristica.Il nostro intento era quello di far ritornare i detenuti nelle loro celle con un idea concreta da realizzare, ma soprattutto entrare in dialogo con loro. Alla fine di ogni incontro veniva dato loro un esercizio di laicità (seguendo il metodo del testo dell’AC), lasciandogli qualcosa su cui riflettere per tutta la settimana.  L’esperienza dell'animazione delle Celebrazioni Eucaristiche, unitamente all’accompagnamento di alcuni studenti universitari (settimanalmente seguiti dai tutor di A.C. con l’accompagnamento alla laurea di 4 studenti) ci ha consentito una conoscenza dell’Istituzione carceraria ed il desiderio di continuare la collaborazione. A tal proposito è stato realizzato il laboratorio “Prima Luce”, per una crescita educativa di quanti vi partecipano all’interno, per l’interazione della Casa di Reclusione con il territorio, la Diocesi e le parrocchie; ma anche e soprattutto per la costituzione di un gruppo di Azione Cattolica “Sezione Carcere” con incontri settimanali che segue il percorso formativo degli adulti attraverso lo schema: la vita si racconta, la Parola illumina, la vita cambia. E’ maturato all’interno del gruppo il desiderio di esprimere il senso di appartenenza all’associazione attraverso l’adesione.”

Queste esperienze ci ricordano che l’esperienza di AC, nel proporre il Vangelo che risuona nelle vite degli uomini di oggi, ha qualcosa da dire proprio a tutti, come ci ricordano gli amici di Palermo: “Il nostro progetto di volontariato prevedeva semplicemente che avremmo svolto il cammino di Azione Cattolica tale e quale a quello svolto nel gruppo parrocchiale, poiché crediamo, sperimentiamo e vogliamo ancora provare per chi non ne ha esperienza che il cammino è valido, flessibile e assolutamente adatto a tutte le persone e i bisogni a prescindere a quale punto si è arrivati col cammino di fede. Non è mai semplice dal punto di vista emotivo l'ingresso al carcere pur se sei motivato. Entrare al primo ingresso dove vieni riconosciuto, varcare il secondo ingresso e lo scanner tipo aeroporto lasciandoti dietro borsa, cellulare, strumenti multimediali sia anche le semplici pen-drive, entrare nella struttura  e lasciarti il mondo dietro, mentre cammini solo con la tua guida e pensi come meglio dovrai rapportarti in questa realtà e come meglio potrai portare il tuo Dio in un posto dove Dio pare non esserci, pare rimanere indietro quelle sbarre che si chiudono con rumori assordanti man mano tu entri…E' qui che avviene il miracolo!

In una stanza fredda, freddissima, attendiamo i detenuti. Questi vengono, ci presentiamo, presentiamo l’AC, presentiamo il cammino...Abbiamo paura che tutto sia difficile, che la nostra proposta di catechesi non venga compresa ma iniziamo ugualmente... Seguiamo perfettamente lo schema che ci è consono come usiamo fare in parrocchia. Iniziamo tuttavia non dall'incontro di catechesi ma dalla visione del film suggerito dalla guida. Gli incontri di catechesi, almeno due per tappa seguono la visione di ogni film che serve a veicolare il messaggio e ci aiuta a rompere il ghiaccio e a farci delle domande che probabilmente sarebbero rimaste silenziose e prive di risposta, ci permette di confrontarci su delle realtà e delle problematiche che sarebbero rimaste indiscusse

In nulla il nostro incontro settimanale in carcere si differenzia dall'incontro parrocchiale e si scandisce nei seguenti momenti: preghiera iniziale, lettura del brano del Vangelo, riflessione dell'animatore, dibattito con messa in comune, preghiera finale. [...] Inasapettato  è il bilancio finale...i detenuti ci donano tanto più di quanto ricevono: quelle mura fredde si trasformano in casa accogliente, pare ci si conosca da una vita, si ha il bisogno di ascoltarsi e confrontarsi reciprocamente, si aspetta la data del nuovo incontro perché tra quelle mura fredde Dio si è fermato e ne abbiamo fatto  reciprocamente esperienza...

Un Dio vissuto, talora "sbattuto" ….ma un Dio che entra per rimanere e dire fortemente a tutti e a ciascuno che vuole amarci, che ci ama nella nostra fragilità e che ancora può capovolgere la fragilità di ciascuno facendola diventare il punto di forza da cui iniziare la nostra personale rinascita a partire dalle singole e più o meno ingarbugliate realtà. Il progetto, iniziato con una dimensione parrocchiale ha goduto di altra singolare grazia: è divenuto progetto di carità Diocesano. Vede ad oggi impegnati, non solo i soci della parrocchia San Giuseppe Cafasso, ma anche i soci di altre Parrocchie di Azione Cattolica della nostra diocesi.”

 

Concludiamo questo racconto con le parole di un Marcello,  che ci scrive dal carcere di Rossano – altre testimonianze le riportiamo in allegato a questo articolo – che ci racconta così il suo gruppo adulti: “Grazie all’Azione Cattolica, ho riscoperto il significato di comunità, il gruppo di Azione Cattolica del carcere di Rossano è un gruppo diverso da tutti gli altri, formato da persone detenute. Siamo un bel gruppo molto unito. E’ un gruppo che” genera” vita. Mi ha aiutato molto nel mio percorso personale, sono prossimo al ritorno in libertà dopo 7 anni di carcere, il mio più grande desiderio è continuare a far parte dell’Azione Cattolica e dare la mia testimonianza di persona. Ci dovete credere…. non è un percorso per tutti.  “