Ricostruire la comunità

Versione stampabileVersione stampabile

Sono passati (fra pochi giorni), due anni da quella notte del 24 agosto 2016, che ha cambiato la fisionomia di un territorio ma sopratutto la vita di intere comunità del centro Italia. Di un territorio che le successive scosse di terremoto avrebbe allargato ancora di più come superficie colpita. Ma la ferita pulsante, nel versante del Piceno, è la zona di Arquata del Tronto e Pescara del Tronto, lì dove le pietre divenute macerie sono ancora ammassate nella loro drammaticità. 
È qui, presso il centro  polifunzionale Agorà ad Arquata tra i “nuovi” borghi delle Sae, le casette d’emergenza, e le macerie che il Settore Adulti e il MLAC hanno vissuto l’esperienza di tre giorni di ascolto delle persone. Scoprendo un territorio al plurale e una complessità di situazioni segnata dalla sofferenza e dal desiderio di ripartire.
Oggi non si dovrebbe più parlare di emergenze ma di ciò che è importante fare, la sfida grande è ricostruire la comunità, un nuovo convivere superando divisioni e sfiducie. Il terremoto ha scavato crepe profonde in un territorio già frammentato, il disorientamento e la sfiducia alimentata anche dal non avere prospettiva o un progetto chiaro di ricostruzione, sono ferite profonde che chiudono in se le persone, mettendo a dura prova la coesione sociale. “Le persone hanno bisogno delle persone per andare avanti” è stato detto, per superare il senso di abbandono, per essere ricordati e valorizzati, attraverso la vicinanza, l’attenzione sociale, il sostegno con il prodotto locale, la musica...
Così nell’esercizio dell’ascolto attento esercitato dall’Ac in questi due giorni, sono emersi segni di speranza: la speranza che si nutre delle radici: “noi qui ci siamo nati” nelle parole di un giovane, ma che deve imparare ad alimentarsi anche di sguardi che sanno allargarsi, andare oltre i propri luoghi, un esercizio di apertura necessario, che l'associazione potrebbe aiutare a fare. 
La speranza che riparte dai più piccoli: la scuola, la cura attraverso progetti delle generazioni future e la scelta di alcune famiglie di tornare a stare in questi luoghi, sebbene per ora nella provvisorietà delle Sae, cercando di immaginare un futuro nonostante questo tempo appaia come lo “stare in una bolla”. Scelte che devono essere raccolte e sostenute dalla politica.
La speranza di sperimentare nuove forme di aggregazione e di condivisione di spazi, destinati così a più realtà, perché la ricostruzione non è rifare ciò che c’era ma essere capaci di fare passi in avanti, tra tradizione e innovazione. Ed ecco l’imprenditore locale che s’inventa un nuovo prodotto o realtà come la Cittadella delle attività di Pescara del Tronto, la cooperativa delle Botteghe della speranza ad Acquasanta, per mettere in comunicazione le risorse, offrire servizi e rimettere in moto il lavoro.
La speranza che si nutre della fede: “la ricostruzione riparte dall’ascolto e dalla preghiera” così il vescovo Giovanni, della diocesi di Ascoli, ci ha ricordato la nostra missione.

Monica Vallorani