Incontri al confine: uno sguardo da Lampedusa

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Ad un mese dal modulo adulti a Lampedusa proponiamo il racconto dell'esperienza nelle parole del Presidente diocesano di Agrigento con l'impegno, da parte degli adulti di AC, di trovare insieme durante questo anno associativo tanti confini da attraversare.

 

«La volontà è quella di proporre un’esperienza che ci permetta di entrare a contatto con la realtà vera, per ascoltare, condividere, conoscere…vorremmo poter mettere in atto un’esperienza-segno, un’opportunità per riflettere, generare processi. Vorremmo raggiungere il confine…vorremmo andare a Lampedusa». Così - il nuovo triennio era appena all’inizio! - l’intuizione della Presidenza Nazionale di Ac cominciava a prendere forma, attraverso il concreto impegno del Settore adulti: nel settembre 2017 l’Ac avrebbe proposto un’esperienza nazionale a Lampedusa.
Da qui, dal più estremo sud d’Italia, non potevamo che rispondere con grande favore a questo sogno, a questa proposta coraggiosa, nuova, che avrebbe chiamato in gioco l’Ac di Agrigento e, in essa, l’Ac di Lampedusa, insieme all’intera comunità. La gioia e l’entusiasmo del poter accogliere “a casa nostra” un’esperienza nazionale di Ac si sono subito tradotti in impegno logistico-organizzativo perché fosse possibile vivere tutto al meglio. All’interno della frenetica scansione dei tempi estivi, è subito arrivato il 31 agosto, giorno di inizio del nostro incontro al confine. Si era in trenta, ma è come se si fosse stati in sessanta milioni: c’era tutta l’Italia.
È sempre così: fin quando una cosa non la vivi, non sai cosa aspettarti. Così, chi magari si attendeva una città di frontiera, con barricate e bivacchi, con le strade invase da migranti, ha trovato una realtà completamente diversa. È stata probabilmente una sorpresa quella di confrontarsi con una città viva, affollata, in cui luci, suoni e colori in quel periodo dell’anno vanno avanti fino a tarda notte. E allora? Cosa contraddistingue questo lembo di terra così meridionale e – ci hanno raccontato – così diverso? A rispondere a questa domanda sono stati i giorni successivi al primo impatto.
Chi ha vissuto l’esperienza avrà di sicuro compreso che Lampedusa è uno stile. I migranti non hanno mai smesso di giungere sulle coste dell’isola, ma ciò – a prescindere dall’entità degli arrivi – non ha mai intaccato la possibilità di vivere qui una quotidianità fatta di laicità, di lavoro, di turismo, di famiglia. È tanto semplice quanto sorprendente. A Lampedusa la straordinarietà entra a far parte dell’ordinario: è scritto nel dna di una comunità che – anche in tempi molto meno recenti dell’epoca dei tg – ha accolto tutti coloro che erano di passaggio. Questo perché – chi la conosce lo sa – Lampedusa è terra di tutti: è luogo di chi la sceglie per viverci e diventa luogo di chi, pur non avendola scelta, vi passa attraverso.
Pensiamo che Incontri al confine sia stata un’esperienza di incontro con le vite delle persone e di incontro con la verità senza filtri, quella che non è stata mediata perché diventi notizia. In questo contesto, essere Ac si traduce nel vivere la laicità lì dove ciò che altrove può essere inconsueto diventa parte della storia di tutti i giorni. Proprio per questo per noi, Ac di Agrigento, questo incontro al confine è stata una grande opportunità di condivisione: poter raccontarsi e idealmente lasciare entrare nella propria vita quotidiana tutta l’Ac nazionale è insieme stato motivo di grande gioia e responsabilizzazione.
Con gratitudine, vorremmo ringraziare l’Associazione per il dono di questa possibilità: aprirsi all’altro, incontrarsi, costruire percorsi per pensare insieme, sono il segno di una Azione Cattolica Italiana viva, vicina alle periferie, che si lascia interrogare, che elabora vie di speranza.

Salvatore Scibetta

Presidente diocesano Ac di Agrigento