Il Sinodo dei giovani e gli adulti: accompagnatori credibili per fare strada con i giovani

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Il Sinodo “dei” giovani ha generato una riflessione che coinvolge tutta la Chiesa. Dal momento in cui è stato posto il tema del discernimento vocazionale, volutamente ampio e complesso, era chiaro che la riflessione dei padri non si sarebbe potuta limitare solo ad alcune questioni specifiche dell’età giovanile.

 

«Per educare un bambino ci vuole un villaggio», è una frase della saggezza popolare che papa Francesco cita spesso, e che anche il Documento finale del Sinodo riprende al numero 131. In questo villaggio, il ruolo degli adulti è centrale.

Che tipo di adulti emergono dalla lettura del Documento finale prodotto dai padri sinodali? Credo che si possano evidenziare almeno tre caratteristiche.

La prima: i giovani di tutto il mondo chiedono a gran voce adulti che sappiano essere maestri credibili nella fede e nella vita, senza paura di mostrare la loro fragilità. Anzi: adulti che sappiano rendere conto di come, nella loro vita, il Signore sia stato compagno affidabile nella gioia e anche nelle fatiche. Che sappiano testimoniare come la fede in Gesù li abbia aiutati a moltiplicare i propri talenti e a fare pace con i propri limiti. Così il buon accompagnatore, descritto al numero 102 del Documento finale, è «una persona equilibrata, di ascolto, di fede e di preghiera, che si è misurata con le proprie debolezze e fragilità. Per questo sa essere accogliente verso i giovani che accompagna, senza moralismi e senza false indulgenze. Quando è necessario sa offrire anche la parola della correzione fraterna».

La seconda caratteristica è quella di un profondo rispetto per i percorsi dei giovani. Che magari si allontanano dai cammini ecclesiali, ma manifestano comunque voglia di cambiamento, desiderio di sognare in grande, e quando sembrano apatici o disillusi – forse – è perché portano dentro di sé ferite a cui bisogna avvicinarsi con delicatezza. «I giovani sono portatori di un’inquietudine che va prima di tutto accolta, rispettata e accompagnata, scommettendo con convinzione sulla loro libertà e responsabilità», dice il Documento finale al numero 66. Perché, riprende al numero 116, «le fatiche e fragilità dei giovani ci aiutano a essere migliori, le loro domande ci sfidano, i loro dubbi ci interpellano sulla qualità della nostra fede. Anche le loro critiche ci sono necessarie, perché non di rado attraverso di esse ascoltiamo la voce del Signore che ci chiede conversione del cuore e rinnovamento delle strutture».

Infine, una terza suggestione. Gli adulti che svolgono ruoli di servizio alla formazione dei giovani sappiamo investire sulla crescita integrale delle ragazze e dei ragazzi che sono loro affidati. Per dirla con una battuta: un adulto educatore sappia evitare la tentazione di guardare ai giovani del gruppo, o della parrocchia, principalmente come ai prossimi responsabili associativi o ecclesiali. Ma guardi ai giovani come ai cittadini, agli studenti, ai lavoratori, di oggi e di domani! Il Documento finale riassume questa tensione al numero 94: «L’accompagnamento non può limitarsi al percorso di crescita spirituale e alle pratiche della vita cristiana. Altrettanto fruttuoso risulta l’accompagnamento lungo il percorso di progressiva assunzione di responsabilità all’interno della società, ad esempio in ambito professionale o di impegno sociopolitico».

Buon lavoro, amici adulti, e grazie di cuore per i testimoni gioiosi e sinceri che già siete. Il Sinodo ci dona una consapevolezza più salda: abbiamo tanta strada da percorrere insieme!

 

Gioele Anni

Consigliere nazionale per il Settore Giovani di AC