Il Settore Adulti tra sfide e responsabilità

Versione stampabileVersione stampabile

 

Questo testo, tratto da un contributo di riflessione emerso nell'incontro assistenti del Settore Adulti, costituisce uno “zibaldone” non esaustivo di idee e proposte, al fine di condividere quanto si è elaborato negli ultimi anni. 
 
1. IL SETTORE ADULTI TRA SFIDE E RESPONSABILITA’
 
Come adulti, sentiamo particolarmente radicata nella nostra condizione la cura educativa, la formazione delle nuove generazioni, la custodia e la trasmissione di quel tesoro che di generazione in generazione si tramanda come dono e rendimento di grazie. È proprio da qui che vogliamo riprendere, dalla necessità di condividere i problemi dell’educazione, affrontando le urgenze che il nostro tempo ci propone, e dall’impegno di sempre ad accompagnare il cammino di formazione di una coscienza laicale matura attraverso una proposta ordinaria, popolare, permanente. È una sfida e un compito che vogliamo ancora assumerci proseguendo la tradizione dell’impegno educativo dell’AC, che per noi significa anche consegnare alle nuove generazioni quel patrimonio di storia, vita cristiana, di attenzione al tessuto sociale e civile che è ed è stata l’AC. Non si tratta di una consegna formale, ma vitale, dell’essere associazione, esperienza fondamentale per la vita della Chiesa e anche per la vicenda del nostro Paese.
 
Dialogo intergenerazionale non significa certo mettersi al posto degli altri, avere sempre e comunque l’atteggiamento di chi sa, oppure fare “gli amiconi” rendendo adolescenziale ogni rapporto. Dialogo intergenerazionale è camminare con… stare al fianco di…, essere insieme a…
 
Ed oggi è impegnarsi di più nell’opera di dipanare i nodi critici che separano i giovani dalla fede, diventando sempre più capaci di una testimonianza semplice e viva, ma anche di quella profondità di argomentazioni che le nuove generazioni chiedono. Dialogo intergenerazionale significa testimoniare che è possibile essere persone mature, adulte, però ancora in cammino, sia spiritualmente che culturalmente; mostrare che è possibile costruire ed abitare una casa - l’Azione Cattolica - accogliente per tutti coloro che sono autenticamente in ricerca di Dio, della verità dell’uomo e sull’uomo, della compagnia dei fratelli.
 
Il dialogo intergenerazionale richiama il valore della scelta unitaria. Come Settore Adulti, anche attraverso le scelte e le iniziative programmate che privilegiano l’unitarietà, vorremmo sottolineare con forza questo legame: la scelta unitaria non è una scelta strategica contingente per risparmiare sulle iniziative, un mortificare o annullare le diversità, ma è un profondo cambiamento di mentalità. Indica uno stile di famiglia, una capacità di accoglienza di tutti, un apprendistato di comunità, una corresponsabilità effettiva.
 
Che cosa significa oggi?
 
Il valore di un’associazione che è dono dello Spirito per l’annuncio del Vangelo e la costruzione della comunità, che è proposta globale, cammino esigente, ma popolare, alla portata di tutti, bambini, ragazzi, giovani e adulti, verso la santità.
La necessità di non svilire, ma di recuperare il valore delle prassi democratiche, che restituiscono in chiave di corresponsabilità il senso della partecipazione, dei “luoghi” associativi come patrimonio di tutti e non solo dei responsabili.
Una passione educativa e formativa per tutte le età e per tutte le generazioni, condivisa per l’intera vita della Chiesa e del Paese.
 
 
Attraverso queste due fondamentali prospettive vorremo offrire il nostro contributo di adulti e da adulti. Insieme con l’associazione gli adulti si impegnano a sostenere:
 
• ogni forma di inizio e di riscoperta della fede. Conta oggi andare oltre le apparenze, fare riemergere le persone dall’indifferenza, affinché prendano coscienza delle loro domande nascoste, facendo evolvere i bisogni in desideri. Occorre superare la cultura dell’immediato, e far luce sul desiderio di Assoluto presente in ciascuno, che si esprime nella ricerca di bellezza, giustizia, pace. Aprire le porte all’Altro apre le porte all’altro;
 
• la crescita e la maturazione della fede. L’adulto è in continuo divenire. Anche la sua formazione è dinamismo permanente espresso nella circolarità vita- Parola- vita, e trova nella proposta ed esperienza associativa un luogo e uno strumento privilegiato.
 
• la promozione del bene comune. L’ordinarietà dello spendersi per il bene comune rappresenta la cifra più caratteristica dell’impegno per la città proprio dei laici adulti di AC. E questo è possibile continuando a lavorare per una formazione sociale e politica, parte integrante, non accessoria, dei cammini di fede e di spiritualità.
 
• la formazione. Dare forma alla vita spendendosi per una formazione dal carattere globale e permanente, significa per gli adulti intraprendere o consolidare percorsi che intercettino il tessuto e che nelle varie età e condizioni di vita possono far incontrare il Signore e decidere di seguirlo nella Chiesa con i fratelli.
 
• la cura del legame associativo. L’adulto vive e crea relazioni che possono generare e diventare legami. Curare la comunicazione, la narrazione delle esperienze e la loro messa in rete, costituisce la ricchezza dell’essere associati. Il Consiglio, l’Assemblea, sono luoghi di relazione, confronto, esercizio di scelte e responsabilità, espressione e vissuto di prassi democratiche.
 
 
 
2. QUALE LAICO ADULTO IN QUALE COMUNITA’?
 
Una comunità tutta raccolta sulle proprie attività ed iniziative, quando si struttura e ha bisogno di molte funzioni, genera un laicato qualificato dalla sua generosità nel fare, orientato ai problemi del funzionamento della comunità. A questo primo tipo di comunità possono bastare generici collaboratori. Diversa è una comunità parrocchiale missionaria, attivamente impegnata nel dare e ricevere con il territorio. Questa è la comunità che ha bisogno di laici capaci di non lasciare la loro vita quotidiana fuori dalla soglia della chiesa. Una parrocchia, che vuole essere missionaria, ha bisogno di dare valore alla fede dei laici e alla loro originale esperienza di spiritualità; ha bisogno del loro modo di ricomprendere il vangelo per poterlo riesprimere, unica condizione per annunciarlo oggi. Il problema della parrocchia, dunque, non è quello della individuazione di laici disponibili ad assolvere compiti, ma quello della maturità laicale per la missione della chiesa e la sua testimonianza nel mondo.
 
La parrocchia ha bisogno di adulti interessati a tutte le questioni di oggi; di laici fedeli alla vita di tutti i giorni, informati e desiderosi di formarsi, cioè attenti a far sì che le questioni attuali interroghino la nostra vita di credenti e non si pongano a fianco di essa.
 
Dall’analisi che stiamo conducendo in questi mesi riguardante le esperienze di gruppi adulti parrocchiali, interparrocchiali… che esistono attualmente, emerge un quadro variegato: si passa dall’esperienza “protostorica” dell’ “adunanza” guidata dall’assistente, dal parroco… al gruppo che procede autonomamente e che avrebbe bisogno della cura e della compagnia di un sacerdote. Emerge anche un bisogno di “luoghi caldi” per “riscaldare”la vita della parrocchia, che non sempre è attenta e sensibile ai “bisogni” che esprimono le generazioni adulte. 
 
 
 
 
 
3. COSA INTENDIAMO PER FORMAZIONE
 
Quali tratti caratterizzano la “solida e proficua tradizione formativa” che i Vescovi riconoscono all’Azione Cattolica, sulla quale noi oggi possiamo contare per affrontare “la sfida essenziale dell’educazione”?
 
L’Azione Cattolica da sempre promuove due dimensioni della formazione: l’identità adulta del fedele laico e l’acquisizione di competenze specifiche in ordine al servizio che si è chiamati a svolgere. Globalmente le tappe che caratterizzano ogni esperienza formativa di AC sono la decisione consapevole di seguire Cristo, l’appartenenza responsabile alla Chiesa, la capacità di comprendere la rilevanza della fede per i problemi dell’uomo e della società.
 
Data la varietà delle situazioni che la vita presenta, l’Associazione propone una progressiva integrazione tra il vissuto dell’esistenza e l’interezza del contenuto della fede da accogliere, cui la vita si apre. Nel cammino di fede sostenuto dall’esperienza di gruppo, si ascoltano le domande, i problemi, i dubbi, anzi a partire da essi si interroga la Parola, che è centrale nell’esperienza formativa, e si fa discernimento sui segni della sua presenza nella storia, col riferimento costante al coro dei suoi testimoni ed interpreti.
 
Per la maturazione del senso di appartenenza alla comunità cristiana, è altrettanto decisivo che il socio appartenga al proprio gruppo nell’Associazione. La comunità ecclesiale non è facoltativa ma necessaria per il cammino formativo, in quanto spazio vitale e tempo storico dove Dio in Cristo per opera dello Spirito Santo ci precede, ci accoglie, ci rende sacramento di unità, sale, luce; perciò l’esperienza di fede in Associazione richiede una risposta individuale ma che si realizza all’interno di una comunità. Per il socio di AC formarsi non significa solo aderire in modo generico alla Chiesa, ma arrivare ad assumerne responsabilmente il fine apostolico nella sua globalità. Tutto questo è veicolato dalla “diretta collaborazione con la gerarchia”, dalla conoscenza del magistero del Papa e del proprio Vescovo, in una partecipazione attenta, vivace e propositiva agli organismi di partecipazione della vita ecclesiale, quali, ad esempio, i Consigli Pastorali.
 
Accogliendo la vocazione ad essere cristiani nelle vicende del mondo, l’esperienza formativa punta a rendere animate dalla santità, secondo il disegno originale del Creatore, la famiglia, il lavoro, la scuola, le professioni, le culture, la politica, la società civile, sino a farne i veicoli della missione. Questa istanza si traduce concretamente nell’attenzione al territorio, nel suo vissuto concreto di ogni giorno: le Associazioni locali, con la loro programmazione, sono chiamate a creare le condizioni per annunciare il Vangelo ovunque, in una grande città come in una piccola realtà di montagna.
 
La solida esperienza formativa dell’Azione Cattolica poi è tanto più proficua quanto più è autentica, cioè quanto più è la traduzione concreta, con le modalità adeguate, della natura e delle finalità dell’Associazione contenute nello Statuto e nel suo Progetto Formativo. Essa si traduce nell’esperienza della popolarità, che significa prioritariamente crescere nella condivisione e nella solidarietà con tutto il popolo: per realizzare la missione secondo questa forma che scegliamo, abbiamo bisogno di costituirci in base ad un esercizio di democrazia che si rinnova ogni tre anni, cioè ci organizziamo con la partecipazione della gente. Ciò comporta che da noi non solo la gestione avviene secondo principi e regole democratici, ma che ciascuno, giovane o adulto che sia, è educato a portarvi il proprio contributo: in questo modo ci formiamo al valore della partecipazione.
 
La corresponsabilità e l’unitarietà fanno inoltre dell’AC uno strumento prezioso per coltivare la fede in uno scambio incessante tra le diverse generazioni: pensiamo ai luoghi ordinari dell’Associazione in cui s’incontrano e si confrontano in maniera propositiva le esigenze dei piccoli, dei ragazzi, dei giovani, degli adulti. Il fedele laico che si forma in AC, dunque, è contrassegnato da una capacità relazionale, da un’attenzione alla crescita della vita degli altri. La scelta di uno stile di relazione educativa contribuisce a far percepire le iniziative, gli itinerari, gli appuntamenti, gli strumenti non tanto in termini di “cose da fare” quanto di “relazioni da vivere”.
 
In particolare, nell’ottica di “essere di stimolo per passare dalle parole ai fatti, dagli auspici alle scelte…”, come ci chiedono i Vescovi, la Presidenza nazionale, accogliendo le istanze maturate dal Consiglio, ha studiato il modo in cui “investire nuove risorse di persone ed idee…” per articolare ex novo o accompagnare “percorsi specifici per chi si avvicina alla fede per la prima volta o chiede di riprenderne il cammino dopo anni di lontananza o di tiepidezza spirituale”. Ha operato a partire dalla valorizzazione del prezioso lavoro dei responsabili che negli scorsi trienni hanno elaborato piste e intuizioni e, solo a titolo esemplificativo, si riportano di seguito alcune delle prospettive d’impegno immediatamente condivise in questi giorni con i Presidenti di ogni Associazione Diocesana.