Il racconto del modulo di Gazzada Schianno

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Nella cornice del Centro Congressi di Villa Cagnola, alle porte di Varese, sulle colline dell’omonimo lago, si è tenuto il secondo Modulo Formativo del Settore Adulti.  Giungevamo in questa bella location, carica di memorie per la Chiesa ambrosiana, con il desiderio di vivere intensamente questo modulo e di viverlo con spirito di servizio verso le nostre associazioni locali.

Ma il tutto era stato preceduto da eventi tremendamente tristi: il massacro a Dacca dei nostri connazionali, l’incidente ferroviario in Puglia, il massacro a Nizza, a cui di lì a poche ore si sarebbe aggiunto il tentato golpe in Turchia. Insomma ce n’era abbastanza per farci dire che quel titolo SOTTOSOPRA, dato al modulo formativo, ben calzava con le pagine drammatiche che purtroppo la cronaca consegnava alla storia.  

In questo contesto, ci veniva presentato da don Emilio un nuovo legame. Il legame tra l’alfabeto della VITA e l’alfabeto della PAROLA; due alfabeti che, come si scoprirà nei giorni successivi, hanno come chiave di congiunzione…la Misericordia.  

In uno stato d’animo da Cristiani Inquieti, nel lavoro di analisi, di simulazione e nel confronto sinodale dei laboratori guidati da Gianfranco, Roberta, Lucio e Valentina, ci si è scoperti l’un per l’altro/a autentici Compagni di Strada associativi.

Grazie alla preziosa analisi svolta dalla professoressa Alessandra Augelli, dell’Università Cattolica: la Form-Azione, il vissuto, i limiti dell’adulto, la ricerca dell’essenziale, la cura delle relazioni, le risorse e le energie della vita adulta, la volontà di poter armonizzare i cambiamenti, sono diventati tasselli  per  un percorso di Formatori Adulti da poter trasferire nel nostro tessuto associativo locale (e lì erano presenti associazioni diocesane da Pordenone  a Sassari passando per tutto il Nord Italia).

La regia dei Vice Presidenti Adulti nazionali Maria Grazia e Giuseppe di lì a poco ci avrebbero messi a confronto e in dialogo con il Presidente Nazionale, Matteo Truffelli, che ci ha invitato a vincere il “si è sempre fatto così “. Oggi ci sono processi culturali diversi e dobbiamo saper leggere la realtà che è fatta di volti, di storie di persone e di comunità che sono attorno a noi e meritano di essere accolte nella loro concretezza. Occorre valorizzare lo straordinario dono di essere associazione, di essere Azione cattolica. In un mondo sottosopra che ha sfilacciato i rapporti umani, il sapersi in relazione, l’essere Associazione è l’antidoto sano contro il virus dell’individualismo di questa società. Per fare ciò non occuperemo spazi, ma genereremo processi. L’AC, che educa le persone ad una intensa vita spirituale, aiuterà tutti noi a non staccare la spina dal vissuto, bensì ad assumerlo dentro vite abitate e alimentate dalla Parola. Un impegno ci viene consegnato dal Presidente Truffelli: aiutare i nostri adulti di Ac ad essere educatori e laici capaci di una militanza associativa, di testimonianza e di risonanza delle belle e importanti iniziative e dei percorsi di formazione che l’Azione cattolica offre alla Chiesa tutta!

 

Paolo, diocesi di Milano