Il racconto del gruppo adultissimi di Faenza

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Da alcuni anni guido un gruppo di Adultissimi nella parrocchia di San Giuseppe Artigiano, gruppo che si riunisce il martedì pomeriggio per  confrontare la propria vita con la Parola di Dio, riflettere su vari temi che la vita della parrocchia, della diocesi, della Chiesa propone. 

Da questo gruppo ne è sorto poi in altro, nuovo. Partendo dalla necessità di uno del gruppo  di fare esercizi per la  memoria, pensammo di organizzare un piccolo corso, in parrocchia con l'aiuto di testi, strumenti per gli anziani, ma anche del mondo dei bambini.

Iniziammo con 5-6 persone, poi il gruppo un po' alla volta si è allargato per passa parola ad  altri  che manifestavano lo stesso problema o meglio la stessa preoccupazione: la perdita della memoria, e il gruppo ha assunto un po' alla volta le caratteristiche attuali: 15, 16 persone, alcune con problemi di memoria importanti per malattia, depressione, solitudine, altre con i problemi legati al normale invecchiamento, alcuni solo preoccupati.  (Hanno più memoria di me!) 

Ci troviamo  tutti i venerdì mattina dalle 10 alle 12 nel circolo parrocchiale pronti a lavorare con la mente, a tirar fuori i ricordi, a condividerli in un clima di amicizia, di serenità, di ascolto reciproco, con la convinzione che, se anche perdiamo alcune capacità, tante altre ne rimaniamo e su queste dobbiamo lavorare. Lavorare sulla memoria vuol  dire fare giochi sui numeri, sulle lettere, sulle parole, ma anche orientarsi nel tempo e nello spazio, cercare di ricordare e  raccontare la propria storia, la propria vita: tutti sono invitati negli esercizi di memoria autobiografica a rispondere per scritto a domande, che poi vengono lette. Si ricordano così  fatti più importanti del passato che sono rimasti impressi, della famiglia, del lavoro, dei valori che hanno guidato la vita, delle persone che non sono più, delle feste, della fede che a volte ha dato forza di fronte ai dolori e alla solitudine, altre volte è stata messa in crisi. 

Tutti parlano anche chi fa fatica e viene aiutato,  perchè non ricorda molto o  perchè non è abituato a farlo,   ha sempre  pensato che la sua vita non sia importante da essere raccontata.

Ci si confronta poi con l'oggi, con la necessità, quando si riesce, di mantenere l'attenzione su quello che avviene attorno a noi, (abbiamo fatto esercizi di orientamento nello spazio guardando sulla cartina le rotte dei migranti), di tenere a mente cose belle che ci accompagnino, come alcune parabole del Vangelo su cui lavorare attraverso esercizi, per non dimenticarle.  Ho scoperto infatti, cammin facendo, la possibilità di passare da esercizi in cui si dovevano ricordare storie inventate, riordinandole in sequenze, alla possibilità di fare esercizi analoghi  con le parabole e ho visto che, terminato l'esercizio, sono contenti  di commentare la parabola.  E' importante quando si invecchia mettere nella memoria storie, immagini, pensieri belli, sperando che ci restino, per rievocarli. Se mettiamo nei cassetti della memoria cose belle possiamo sperare che quando apriamo i cassetti o si aprono da soli, vengano fuori ricordi belli. E' bello mantenere il ricordo del Vangelo.  

Con questa esperienza  non siamo usciti  ma abbiamo invitato ad entrare in parrocchia persone nuove, partendo da un loro problema, da una fragilità, abbiamo offerto la possibilità di “fare gruppo” un gruppo bello, molto vivo, a persone anziane  che non ne avevano esperienza, (tranne il gruppo delle signore che puliscono la chiesa o chi fa la cappelletti, tortellini per le feste, o chi gioca a tombola) ed è importante per gli anziani l'esperienza  del gruppo, di un gruppo in cui si può portare la propria vita. Non sono entrati per un bisogno religioso, poi  li abbiamo invitati  al gruppo formativo del martedì e alcuni sono venuti, come pure alle varie iniziative adultissimi della diocesi  e alcuni vengono. E' molto bello offrire a persone anziane esperienze di vita belle, nuove, dando la gioia di sentirsi invitati. (Gli anziani hanno bisogno di cose belle: il fatto che non sappiano fare dei power point, non vuol dire che non abbiano piacere di guardarli!) ).Cerchiamo di accogliere tutti,  avendo un'attenzione particolare per le persone più fragili, per quelle che, rallentando il passo, sia fisicamente che psichicamente, fanno più fatica a partecipare alla vita della parrocchia ed è bello vedere come fra loro si aiutano, si preoccupano se qualcuno è malato o peggiora.  Non vorremmo che nessuno smettesse di venire. Siamo tutti adultissimi, sia  gli insegnanti che gli allievi ed è importante che gli anziani ancora validi cerchino di aiutare e sostenere il cammino di quelli più fragili anche per dire con la loro presenza: se anche tu perdi la memoria, noi non ci vogliamo dimenticare di te. Io cerco sempre nuovi aiutanti, non solo perchè seguire molte persone con situazioni diverse richiede più collaboratori, (ogni tanto mi debbono sostituire e sanno farlo), ma anche perchè vorrei che ad altri venisse voglia di conoscere  e portare in altre parrocchie  un'esperienza così ricca, così bella. 

A me è stata donata, per come si è svolta, per il periodo della mia vita in cui è arrivata, per la gioia che mi dà, la vivo come un dono ed è bello condividerla . Grazie per aver potuto raccontarla.  

                                                                              Gabriella Reggi