Il lavoro: ...come ti cambia la vita

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C'era un volta la classe operaia. Poi, forse, è andata in paradiso, come intitolava un vecchio film di Elio Petri. Sta di fatto che il lavoro, negli ultimi tempi, è molto cambiato. I grandi capannoni che ospitavano le grandi fabbriche, oggi accolgono giovani lavoratori che allestiscono, in tempi ridottissimi, dei pacchi pieni di oggetti fabbricati altrove, spesso in Oriente, pronti ad essere consegnati da altri giovani che velocemente effettuano consegne nelle nostre città. E se non consegnano pacchi, magari consegnano cibo. Si, il lavoro è cambiato e le grandi trasformazioni ci attraversano. In questi giorni si sta consumando un passaggio traumatico alla guida di una importante azinda italiana di automobili, che anni fa aveva più di centomila lavoratori e che adesso ne ha poco meno di trentamila, ma ha allargato il suo mercato su una parte importante del nostro pianeta. 
La nostra vita spesso dipende dal lavoro che abbiamo. Spesso noi dipendiamo dal lavoro che svolgiamo, o che non svolgiamo. Cerchiamo per ciascuno di noi un lavoro “dignitoso, libero, creativo, solidale”, come recitato nel titolo della ultime edizione delle settimane sociale dei cattolici italiani, che si è celebrata a Cagliari lo scorso Ottobre (sul sito www.settimanesociali.it si trovano tutte le riflessioni sul tema).
In quell'esperienza di Chiesa si sono approfondite alcune questioni delle realtà lavorativa e/o di vita che coinvolgono ciascuno di noi. Progetti, idee, ambizioni, ma anche delusioni, ingiustizie, provocazioni. Ci sono spesso accanto a noi situazioni di sfruttamento, lavoro nero, caporalato, lavoro non sicuro che talvolta uccide. Tutto questo può e deve essere frutto di discernimento individuale e comunitario, per permettere a ciascuno di noi di vivere pienamente la propria dimensione di fede e lavorativa.
Il lavoro nella Bibbia assume una dimensione importante. Gesù stesso ha lavorato per una parte importante della sua vita, svolgendo un lavoro manuale, di produzione di beni materiali, come si direbbe oggi, un'epoca dove molto lavoro è divenuto di servizio, gestito da computer, coordinato da algoritmi che generano una grande quantità di dati, i cosiddetti Big Data, che a sua volta alimentano i computer che sono deputati a svolgere i compiti di coordinamento e di decisione che una volta erano di esclusiva competenza dell'uomo. Occorre ri-scoprire la dimensione umana del lavoro, anche come vocazione, al servizio della comunità e del paese, stando dentro alle diverse contraddizioni e apparenti paradossi e ingiustizie. Occorre capire i meccanismi globali della grande economia per poter agire localmente, in una sola parola Glocalmente. Ciascuno può orientare, con il suo piccolo contributo di consumatore, le grandi scelte che stanno sopra di noi, votando ogni giorno con il portafoglio. In questo contesto il sindacato, un tempo garanzia di difesa dei diritti dei lavoratori stabili, deve intravedere e perseguire una nuova dimensione di impegno e di partecipazione, andando li dove si trova il lavoro, con una metodologia da “sindacato in uscita”, in grado di ascoltare e rappresentare le esigenze dei lavoratori, dispersi nelle case e nei luoghi di coworking, ciascuno con il proprio computer connesso alla rete come strumento di lavoro.
Se sappiamo comprendere le nuove sfide che il mondo del lavoro ci lancia, sapremo meglio rispondere alle domande di senso della vita che ci interrogano quotidianamente. 

Tommaso Marino

Segretario Nazionale MLAC