Giuseppe Puglisi (don Pino)

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Giuseppe Puglisi nasce a Palermo il 15 settembre 1937. All’età di sedici anni, avverte la vocazione al sacerdozio. Nel 1960 è ordinato presbitero. Grazie ad una collega di scuola, conosce il movimento ecclesiale «Crociata del Vangelo», nel quale entrerà a far parte. Nel 1964 don Pino esercita il ministero nella borgata di Romagnolo, adoperandosi sollecitamente per la gente. Nel 1967 lo troviamo cappellano ed insegnante di religione presso un istituto dell’ENAOLI. L’anno seguente viene nominato vice-assistente della GIAC. Nel 1970 è nominato parroco a Godrano (PA). In questo paesino don Pino, conducendo vita estremamente sobria e povera, si spende per gli abitanti dilaniati da faide familiari, predicandovi la riconciliazione e il perdono e adoperandosi perché i giovani possano frequentare le scuole superiori. Nel 1978 don Pino, nominato pro-rettore del Seminario arcivescovile minore, dà inizio alla convivenza con alcuni giovani in ricerca. L’anno successivo è nominato direttore del Centro diocesano vocazioni. Notevole, per qualità, è il lavoro svolto da don Puglisi nel campo vocazionale diocesano e, in seguito, regionale, in piena sintonia con le direttive provenienti dal Centro nazionale vocazioni. Nel 1986 la Conferenza episcopale siciliana lo conferma direttore del Centro Regionale Vocazioni. Nel 1990 è nominato assistente diocesano della FUCI. Nonostante la considerevole mole di impegni pastorali, Puglisi non cessa di accompagnare spiritualmente tanti giovani e adulti, nonché gruppi di famiglie e di coppie. Nel settembre dello stesso anno, è nominato parroco a Brancaccio. Considerate le innumerevoli carenze del quartiere, don Puglisi si adopera perché sorgano una scuola media inferiore, un presidio sanitario e una biblioteca. Nel contempo organizza corsi di alfabetizzazione, di teologia di base e di formazione al volontariato, coinvolgendo anche i membri della FUCI. Nei mesi seguenti fonda il Centro di accoglienza Padre nostro, per svolgere attività ludico-educative al fine di togliere i bambini dalla strada e strapparli così dalla mano della mafia, affermando una cultura evangelica della legalità. Per tutta l’attività di evangelizzazione e promozione umana del quartiere, don Pino subirà numerose minacce, lettere intimidatorie, telefonate anonime e anche percosse. L’ostilità subita non lo fa mai indietreggiare nel ministero presbiterale a favore degli abitanti della parrocchia e continuamente, invita i mafiosi a dialogare con lui e ad adoperarsi per il bene del quartiere. Nell’ottobre 1992 è chiamato a svolgere il servizio di direttore spirituale dell’appena avviato Corso propedeutico del Seminario, pur mantenendo l’ufficio di parroco. Dal dicembre 1992 all’aprile 1993 organizza una serie di incontri nella sede della FUCI su: Itinerario per una catechesi sul Padre Nostro a confronto con la cultura e la mentalità mafiosa. Il 15 settembre 1993 – giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno – don Pino viene ucciso dalla mafia. Ai funerali parteciparono migliaia di persone. Dal 1999 è in corso il processo di beatificazione per il riconoscimento del martirio di don Pino.

I tratti spirituali della sua persona possono essere così riassunti: povertà, sobrietà e mitezza; radicamento nella Parola; servizio alla Chiesa; disponibilità all’ascolto di ogni uomo. Don Pino, infine, con l’offerta della vita, ha testimoniato che la paura non può costituire la definitiva parola del credente in Cristo. Pur consapevole dei reali pericoli che una vita autenticamente cristiana comporta, don Puglisi non ha indietreggiato da quanto esigito dal ministero:

Certo la testimonianza cristiana è una testimonianza che va incontro a difficoltà, una testimonianza che diventa martirio [...]. Dalla testimonianza al martirio il passo è breve, anzi è proprio questo quello che dà valore alla testimonianza [...]. Per il discepolo testimone è proprio quello il segno più vero che la sua testimonianza è una testimonianza valida (G. Puglisi, Testimoni della speranza, in «Presenza del Vangelo», 1991, n. 5, pp. 10.13-14).