Evangelizzare: un compito difficile

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Nella bella cornice di Villa San Carlo a Costabissara , provincia di Vicenza, il 22 giugno, si è svolto l’incontro regionale di spiritualità guidato da dom Franco Mosconi che partendo dalla realtà del vivere quotidiano, ci ha spiegato che non è mai stato compito facile annunciare il Vangelo agli adulti . La fede è un’esperienza difficile, ce lo dimostrano anche i profeti , aver fede non è pacifico né scontato neppure per chi ha fatto una professione religiosa . Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento leggiamo itinerari di fede tortuosi da cui scaturiscono i modelli ed i testimoni di Dio. Notiamo che per nessuno la fede è questo lungo fiume tranquillo dove uno può adagiarsi bensì un torrente in perenne cammino, attraversato da dubbi ed incertezze nei periodi di secca, e da forza nei periodi di piena , spesso tortuoso, a volte impetuoso ed invadente . L’archetipo di fede è spesso legato ad una lotta interiore che sfocia in un’identità nuova, una prova che lascia sempre delle cicatrici .Dio è altro da noi, Lui è l’Altro e va oltre le nostre esperienze per cui entrare in relazione con Lui significa metterci in discussione . La fede è dunque una relazione forte con il Signore, presuppone un innamoramento che seguendo i parametri dell’amore parte da una forte attrazione alla routine del quotidiano, fino a percepire i silenzi dell’Amato . Basta guardare i Salmi per scoprire tutti questi atteggiamenti. La fede cristiana non è un cammino mediocre, fa crescere, diventa uno scacco culturale perché attraverso i valori da cui è pervasa ci porta a combattere per il bene comune, per le cose importanti. Certamente ci sono persone di buona volontà che fanno identici percorsi magari legati ad altri cammini. La fede in Cristo per alcuni non è importante, mentre è abbastanza lampante per tutti la richiesta di religiosità. La domanda di felicità non è colmata dal benessere e la corsa ai santuari lo dimostra . Minacciati dall’emancipazione frutto della cultura del nostro tempo, non dobbiamo aver paura ma rimettere in gioco la nostra fede per capire il cambiamento della società, dove non è il Vangelo ad essere messo in discussione ma la modalità di comunicarlo .La speranza cristiana e lo spirito del Risorto non ci hanno allontanati dalla storia , la lettura pasquale della storia ci induce ad un atteggiamento non aggressivo nei riguardi dei cambiamenti attuali. Ecco quindi l’importanza di sentirci compagni di viaggio con tutte le donne e gli uomini di buona volontà , capaci di riconoscere in essi l’azione dello Spirito, pronti a collaborare con tutti per la costruzione di un mondo più fraterno e solidale all’insegna del Vangelo. Denunciare ciò che disumanizza e va contro lo Spirito, ecco lo stile di papa Francesco . Oggi più che mai la chiesa ha bisogno di testimoni che dicano ciò che per grazia sono diventati , di persone che sappiano stupirsi e stupire attraverso il Vangelo.

La modalità dell’autopresentazione vien fatta nella nullità di ciò che si è, nella libertà che apre ad un’altra libertà, adulti in dialogo con atteggiamenti sani ed evangelici, capaci di dare parole di vita a quanti incontrano nel cammino. L’evangelista Luca ci descrive molto bene questi passaggi sia nell’incontro del Risorto con i discepoli di Emmaus Lc.24,13-35 che in Atti tra Filippo e l’eunuco (At .8, 26-40). Nel primo passaggio l’annunciatore diviene l’annunciato, nel secondo la comunità si mette a servizio per annunciare il Cristo Risorto.

Il testo biblico che ispira una nuova evangelizzazione

In Atti 8, 26-40, Luca ci racconta che l’angelo del Signore manda Filippo in una strada deserta, a mezzogiorno, quando non c’è nessuno. Filippo quindi non è a Gerusalemme ma su una strada profana, in un’ora in cui non era facile incontrare gente. Già queste due note ci danno modo di meditare , ci chiamano ad un cambiamento culturale, si passa da una chiesa, la nostra chiesa che un tempo godeva il consenso di tutti ad una strada deserta , una strada estranea dove la secolarizzazione pare aver insabbiato i riferimenti religiosi . Come nuovi evangelizzatori dobbiamo essere pronti ad abbandonare i luoghi rassicuranti per cogliere la solitudine dell’altro. Nel testo è lo Spirito che porta Filippo su una strada deserta, lo stesso Spirito che spinse Gesù nel deserto, in luoghi profani dove pare insensato andare . In quel momento, a mezzogiorno, passa un uomo, che è alla ricerca di senso nella vita, un Etiope, eunuco, emarginato dalla società . Quando gli uomini vengono avvicinati con delicatezza mantengono l’apertura del cuore in qualsiasi situazione essi si trovino. Filippo dunque si lascia condurre dallo Spirito ed agisce di conseguenza . Come cristiani impariamo a lasciarci condurre dallo Spirito , a condire di gioia la vita abitando il nostro tempo infondendo fiducia e speranza. Con realismo e senza ingenuità annunciamo il Cristo Risorto alle donne ed uomini di oggi. “ Ed ecco che arriva un Etiope, un eunuco “ Si realizza l’incontro che caratterizza lo stupore, uomo menomato fisicamente, privato con violenza della sua virilità, soggetto che nel mondo ebraico veniva escluso dalla comunità a motivo della sua menomazione fisica e quindi sterilità. Per questo Luca si rivolge a lui, uomo ricco ma emarginato.

Se ci guardiamo attorno vediamo con molta sorpresa quanti ai margini dei modelli sociali sono attraversati dalle domande di senso, interpellati nell’aspetto religioso . Qui l’evangelizzatore mette in evidenza la capacità di cogliere il valore dell’altro, di qualsiasi altro, compreso lo straniero, di scoprire con molta finezza le ansie che le persone esprimono intravvedendo anche quelle sommerse. Tanti giovani hanno grandi ricchezze di vita, se solo come adulti ci mettessimo in ascolto riusciremo a coglierne le aperture e vivendo la passione e la compassione del Signore riusciremo a trasmettere con forza il messaggio cristiano. La pedagogia dell’accompagnamento usata da Filippo è legata ad un susseguirsi di azioni: incontrare, correre, sentire, ascoltare, salire sul carro e mettersi vicino, azioni che in progressione aprono la porta alla relazione , ad essere compagni di viaggio. In tutto questo Filippo pare passivo, si limita ad avvicinarsi per ascoltare nel silenzio accogliente dell’altro, la sua domanda non è intromissione ma stimolo:” Capisci ciò che leggi ?” Per noi il Vangelo dovrebbe essere il cibo quotidiano da cui attingere, il bagaglio più prezioso per avvicinare ed accompagnare l’altro nel rispetto dei tempi e della libertà , un ascolto che diviene meditazione fintantoché l’altro non trova il modo per aprirsi .Poi Filippo parlò di Gesù come il significativo entrando così nel cuore del mistero cristiano. Si parte dalla situazione di vita di chi si incontra per arrivare all’annuncio del Vangelo e, nella situazione di povertà radicale dell’eunuco, Filippo riesce a trasmettere la buona notizia. Il primo annuncio ha bisogno di persone che sappiano mettersi in gioco, la trasformazione che ha cambiato la loro vita diventa testimonianza legata all’incontro con Cristo, capaci di far trasparire il volto del Risorto e non il proprio. Ed ecco la conversione, dopo l’annuncio l’eunuco pone la domanda:” Cosa impedisce che io sia battezzato ?” Spesso l’impedimento è posto dalle comunità religiose, Luca lo pone in modo evocativo in Atti, ci sono dei passi che ricordiamo nel Vangelo dove si crea impedimento, alcuni esempi : ai bambini di andare verso Gesù, ai farisei di entrare nel Regno dei cieli, agli indemoniati di avvicinarsi ecc. E’ questa una protesta insita nelle nostre comunità quando accampano motivazioni che non hanno senso e dove al messaggio viene sotteso un sottile pregiudizio verso gli emarginati ,quasi fossero la nota stonata della chiesa .In tutto questo Luca è particolarmente attento ed accogliente, mettendo in azione Filippo ha voluto dimostrare come comportarci. Doppia enfasi nel percorso, mentre la comunità cristiana fa fare il percorso deve a sua volta farlo lei stessa mettendosi o lasciandosi mettere in discussione. Senza esitare Filippo battezzò l’eunuco. I ricomincianti sono la fortuna della chiesa perché mettono in gioco le sicurezze religiose e le comunità devono essere aperte se non vogliono chiudere i battenti. Ed ecco che lo Spirito rapisce Filippo e l’eunuco prosegue il suo cammino perché ha imparato a camminare con le proprie gambe. Alla fine è lo Spirito, unico evangelizzatore che deve restare. Discepoli al servizio del Vangelo che nella dimensione della libertà sanno fare proposte libere dalle quali nascono adesioni libere, basta dire semplicemente ciò che per grazia siamo diventati e quanto il vangelo ci ha reso più umani.

La Chiesa come luogo di dialogo, riconciliazione e comunione

La chiesa è quella realtà che Dio chiama ad essere costantemente edificata nel corpo dallo Spirito Santo . A 50 anni dal Concilio Vaticano II, la chiesa dovrebbe essere ancora questa realtà, chiesa dunque come creatura verbi che è nata e sempre rinasce dalla Parola di Dio, una chiesa che vive nella storia del mondo, al servizio dell’umanità intera , contraddistinta dalla responsabilità verso gli altri a partire dagli ultimi. Nasce fin dai primordi con Abramo chiamato a condurre il popolo santo, affinché la benedizione e la salvezza di Dio giunga a tutte le genti. In quanto luogo della Parola che si lascia attraversare da altra parola, la Chiesa va intesa come dialogo dove i soggetti si incontrano, sanno parlare e far silenzio, cercando soprattutto ciò che fa convergere verso l’unità . Il dialogo è costitutivo del nostro essere cristiani a partire dalla relazione con Dio che ci chiama ad intessere dialogo con tutti gli uomini. Il riconciliarci con Dio e con i fratelli è un gesto che ci fa tornare costantemente al dialogo . Non è casuale la nascita della chiesa a Pentecoste dove ognuno annuncia il Cristo Risorto e vivente nella propria lingua perché tutti conoscano che Dio si è fatto tutto a tutti. Fa pensare il fatto che la chiesa in quanto istituzione per secoli abbia usato la lingua latina. Gesù ai discepoli disse:” Mi sarete testimoni fino ai confini della terra “. Il dialogo dunque non è un’opzione ma la posizione ed il modo di essere di Cristo, immersi nel mondo, dagli albori fino ai nostri giorni . Significativa e profetica la lettera a Diogneto che ci riporta il comportamento dei cristiani dei primi momenti , dove si dice che:” I cristiani non si distinguevano per lingua e nazionalità , che non abitavano in particolari città ma ogni terra e patria straniera era la loro abitazione, si sposavano come tutti e generavano figli ma da Dio avevano ricevuto una missione così importante che non potevano disertare ed erano pronti a testimoniare in maniera esemplare la loro fede”. In queste parole c’è un sentire e tanta simpatia per l’umanità con una visione così positiva del mondo, da lasciarci sorpresi . Da tener presente poi che questo avvenne in tempo di persecuzione dove era pericoloso ritrovarsi. Con il passar del tempo la chiesa si è adeguata agli avvenimenti storici ed ha perso il suo slancio iniziale .Il Concilio Vaticano II inaugurato da papa Giovanni XXIII e poi portato avanti da Paolo VI ha riaperto la porta del dialogo sia con i fratelli cristiani separati che con gli ebrei combattuti . Possiamo definire così il Concilio come la chiave di lettura del dialogo dove i documenti che ne sono usciti così lo riassumono :Dei verbum ,che ricorda il dialogo con Dio nella liturgia , Lumen gentium il dialogo tra le chiese e Gaudium et spes il dialogo con l’umanità intera. Nell’”Ecclesiam suam “, Paolo VI , da’ un forte impulso di carità e di dialogo con il mondo a partire da una conversione interna che dall’ ascolto arriva al dialogo togliendo le barriere tra gli stessi pastori per arrivare alla società. Dialogo quindi che si fa comunione, ad immagine della Trinità di Dio dove nella pluralità trinitaria il corpo di Cristo viene edificato attraverso i carismi e i ministeri del popolo di Dio. Se Paolo VI , fedele al Concilio, ha parlato di chiesa che si fa dialogo, Giovanni Paolo II più tardi ha indicato la comunione come frutto del dialogo che manifesta ed incarna l’essenza stessa del dialogo ricordato nell’enciclica “ Novo millennium ineunte”. Qui il papa esprime un impegno concreto contro gli individualismi . Nell’enciclica “ Vangelium nuntiandi”, Paolo VI ci ricorda anche che la chiesa non è servizio mondano al potere, ma ascolto reciproco tra pastori e fedeli in modo che tutti e ciascuno possano contribuire all’edificazione del corpo di Cristo, come ci ricorda San Paolo, dove ognuno è chiamato ad esprimersi secondo i propri ministeri, dove l’autosufficienza non trova spazio. Il Signore vuole discepoli perché stiano con Lui e non propagandisti, vuole evangelizzatori perché evangelizzati . L’Eucarestia è il luogo per eccellenza dell’incontro con Cristo dove l’ ascolto della Parola si trasforma in ascolto reciproco per culminare nell’incontro dell’unico corpo di Cristo . Sinodalità e sussidiarietà i due fondamenti della chiesa dove: papa, vescovi, presbiteri, religiosi e fedeli laici camminano insieme. Il Concilio ci ha chiesto e chiede ancora di guardare al mondo con simpatia , Paolo VI il 6 gennaio del 1964 in Terra Santa pronunciò parole memorabili: "Noi guardiamo al mondo con immensa simpatia. Se il mondo si sente estraneo al cristianesimo, il cristianesimo non si sente estraneo al mondo"(Insegnamenti, vol. II, 1964, p. 32). E aggiunse che la missione del cristianesimo in mezzo all'umanità è una missione di amicizia, di comprensione, di incoraggiamento, di promozione, di elevazione: una missione, cioè, di salvezza (cfr ibid., pp. 32-33 ). In questa società complessa oggi siamo in minoranza con la tentazione di chiuderci per paura di perdere potere. Pensiamo alle chiese di S.Agostino d’Ippona, che fine hanno fatto. Possono contraddire la nostra fede gli eventi? La paura è una cattiva consigliera , il Signore ci ha detto di non temere perché se resteremo radicati nella sua Parola, saremo sale della terra e luce del mondo, lievito e speranza solo così la fede non si spegnerà. Servono cristiani fedeli sulla terra, in dialogo con il mondo che non è mondanizzazione della chiesa ma ascolto dell’umanità in continua ricerca di senso ,umanità in crisi e senza fiducia in se stessa . Fondamentalismo ed integralismo non fanno parte della chiesa ma divengono ostacolo alla fede. Come scriveva l’allora teologo Josefh Ratzinger tanti anni fa: “Annunciamo con la testimonianza di vita, con il dialogo, come stile particolare vissuto ed insegnato da Gesù stesso :”. La chiesa non pone la sua speranza nei privilegi offerti dalle autorità civili , nel denaro, nei beni terreni, nei privilegi, nelle varie esenzioni…In armonia con il Vangelo la chiesa che confida in Gesù Cristo è in armonia con il bene di tutti ed è la chiesa della mitezza , della mansuetudine. Gesù dice :” Pregate per i vostri persecutori perché dallo stile si coglie il messaggio, perché lo stile fa parte dal messaggio ”Luca,6 . Guardiamo la sobrietà di papa Francesco che si abbassa al ruolo fraterno (kenosis ). Per essere credibili ed affidabili dobbiamo imitare il Signore che con gesti , sentimenti e sobrietà , segnati da coerenza di vita contrassegnata da pienezza di grazie e bontà ha determinato la sua autorevolezza . Quella di Gesù non è stata una strategia pastorale, ci ha insegnato che per entrare in dialogo bisogna abbassarsi :davanti a Giovanni che lo battezza, nell’ incontrare i primi discepoli, quando lava i piedi agli apostoli, nel chiedere acqua alla Samaritana, nel farsi pellegrino con i discepoli di Emmaus…” Che cosa cercate ?” A partire dalla domanda, il dialogo diventa incontro vero, Gesù incontra tutti e si fa incontrare da tutti a partire dai poveri ,stranieri ed emarginati ( Zaccheo, Levi , Samaritana, ecc ).Oggi per incontrare dei vescovi si deve chiedere udienza e venire accolti in stanze storiche riccamente adibite…tutto questo va a cozzare con lo stile evangelico .Ammiro questo papa che vuole condividere l’abitazione con altri vescovi e cardinali . Speriamo che papa Francesco continui il suo cammino con questo stile sobrio , è un grande respiro e speranza per la chiesa. I prelati devono andare incontro alla gente nella semplicità perché lo spazio accogliente è fondamentale .” Devono avere l’odore delle pecore”(papa Francesco). Gesù nell’incontrare l’altro creava spazio accogliente con uguale dignità, soprattutto verso persone segnate dalla malattia e dal peccato, consentendo all’altro di emergere in quanto soggetto, mettendone in luce la fede :“ la tua fede ti ha salvato…”Non Io ti ho salvato , Gesù non si metteva in mostra . Così Filippo annuncia e poi sparisce, Gesù parla di colui che è venuto a servire , di un Dio servo : “ Chi vede me vede il Padre e Colui che mi ha mandato “.Nel vangelo di Giovanni si legge un Dio a servizio e l’evangelista sottolinea che Egli era consapevole di ciò che stava facendo . La pedagogia usata da Gesù è ancora oggi il modo migliore per incontrare donne ed uomini in modo umano , un’umanità che mette al centro Cristo è credibile ed affidabile. In concreto,quando incontriamo gli altri non facciamo domande stupide , si parte con semplici domande:” Conosci il Signore ?” “ Quanto spazio dai al Vangelo ? Nella confessione ascolto e chiedo queste cose semplici per capire chi ho di fronte e così inizia il dialogo . Ricordiamoci che qualsiasi etica presuppone la mistica in quanto comunione esistenziale con il Signore che assimilandoci al suo stile di vita fa emergere la capacità di trasmettere ed irradiare della luce di Cristo . Lasciamoci dunque guidare dall’angelo del Signore:” Alzati, e va verso il mezzogiorno , sulla strada che discende da Gerusalemme a Gaza, essa è deserta…” rapiti dallo Spirito per evangelizzare per poi tornare al vivere quotidiano pieni di gioia per aver fatto conoscere il Cristo Risorto .