Sintesi dei lavori della commissione Socio-Politica 2011/2014

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Questa è la sintesi dei lavori di questo triennio portati avanti dalla commissione Socio-Politica. In allegato anche i risultati del questionario proposto alle diocesi sul rapporto tra AC e politica.

DA DOVE SIAMO PARTITI?

Da dove siamo partiti? Il triennio scorso consegnava una lettura della situazione culturale e sociopolitica evidenziando alcuni punti importanti da tenere presenti per la prosecuzione del lavoro:

a)      Consapevolezza di trovarsi in una fase di trasformazione indotta dalla grave crisi economica che risulta essere molto rischiosa sul piano della democrazia in Italia.

b)     Consapevolezza che anche nel nostro mondo prevale un atteggiamento (comprensibile) di distacco e di disillusione verso la politica.

c)      Assenza di un ethos condiviso e mancanza di luoghi di confronto per cui si rende quanto mai necessario un prezioso esercizio di discernimento comunitario.

d)     Grande patrimonio di risorse culturali e morali e capacità di una certa mediazione laicale.

Il tema socio-politico pertanto fa parte del cammino ordinario e non di un ambito straordinario, opzionale della formazione del socio di Azione cattolica per cui occorre rafforzare la dimensione etico-politica nei percorsi formativi attraverso maggiori richiami alla Dottrina sociale della Chiesa. Gli interlocutori del lavoro di questo ambito sono senz’altro gli adulti, ma nell’ottica del discorso associativo unitario non vanno dimenticati certamente il Settore giovani e l’Acr, con i quali vanno creati dei luoghi di confronto ad hoc. Da qui alcune proposte:

•          “Attrezzare” i nostri soci con strumenti perché il cammino formativo ordinario comprenda queste tematiche e li aiuti a elaborare un ragionamento comunitario con lo stile di laboratorio.

•          Diffondere ulteriori strumenti che aiutino i responsabili e gli aderenti a discutere e a ragionare insieme, in particolare i Dossier che sono stati elaborati dalla Commissione e resi disponibili sul sito.

•          Fare un censimento degli amministratori locali, soci di Ac o formatisi in Ac, che sono presenza cospicua nel Paese, per offrire loro la possibilità di avere un luogo in cui confrontarsi al di là dello schieramento politico di appartenenza.

•          Incontro nazionale laici di Azione cattolica impegnati nelle amministrazioni locali

•          Creazione di una mappa contenente la presenza, nelle diocesi italiane, delle scuole di formazione sociopolitica.

•          Rassegna stampa.

•          Supporto alle riflessioni e alle uscite pubbliche della presidenza nazionale Ac.

 

 

DOVE SIAMO?

1.      FOTOGRAFIA DELLA SITUAZIONE ATTUALE DAI LAVORI DELLA COMMISSIONE E DAI RISULTATI DEI QUESTIONARI

All’inizio di questo triennio la riflessione sviluppata dal Laboratorio di Progettazione Associativa – commissione culturale e socio-politica ci ha condotto, in continuità con le indicazioni e il lavoro svolto precedentemente, a elaborare una scheda-questionario da far compilare alle diocesi e alle delegazioni regionali con lo scopo di raccogliere una serie di elementi riguardanti l’attenzione dell’AC e l’impegno dei soci rispetto all’ambito culturale e socio-politico. Tali informazioni, pur derivanti da un numero non alto di risposte, ci stimolano a mettere in collegamento esperienze, persone e “buone pratiche”, a condividerle e - se possibile - incrementarle. Dalla lettura dei dati emersi dai questionari ricevuti e utilizzati come campione di riferimento (vedi dossier ‘Tutta casa, chiesa e ... società') si rileva che l’ACI in questi ultimi anni, nonostante le tante difficoltà e incertezze in cui si è trovata a operare, ha speso nelle realtà locali un notevole sforzo di attenzione e di cura per questa dimensione laicale. Nello stesso tempo emerge come l’ACI non riesca sempre a “capitalizzare” pienamente questa esperienza, dandovi forma più organica e coordinata.

La commissione inoltre, nelle diverse occasioni d’incontro durante il Laboratorio di Progettazione Associativa e attraverso i numerosi stimoli provenienti dalle iniziative unitarie, ha chiaramente maturato la consapevolezza che l’attenzione alla dimensione culturale e sociopolitica è e deve essere il filo rosso della vita dell’adulto (e non rimanere una semplice attenzione per addetti ai lavori) contribuendo così a realizzare una vera e propria educazione alla cittadinanza che attraversi tutta la formazione e si opponga alla ‘cultura della delega’.

A questo proposito non possiamo dimenticare che la vita associativa è già laboratorio e pratica di democrazia e, attraverso i propri cammini formativi e un costante esercizio della responsabilità e della cura, contribuisce a formare persone capaci di gestire la diversità e a ‘ri-mediare’, nel senso di una nuova mediazione culturale in ordine al tempo che stiamo vivendo caratterizzato sempre più da un’ottica di parzialità e abitato da persone che fondamentalmente cercano orientamento. Come tutti, però, corriamo il rischio di subire la frammentazione della vita associativa e la crisi delle forme tradizionali di partecipazione (sindacati, partiti, …) come naturale via di impegno.

L’attenzione alla dimensione culturale e sociopolitica, declinata negli anni attraverso l’apporto degli istituti e nel lavoro dei settori, è fondamentale per la vita dell'associazione, pertanto è necessario che il lavoro fin qui fatto non vada perduto e che, anzi, venga fatto di più. Sentiamo la necessità di valorizzare le esperienze esistenti e di capitalizzarle, lavorando sui contenuti ma anche sull’organizzazione, per rinsaldare legami, rimettere al centro le questioni antropologiche, per saper vivere e dire, con coraggio e profezia, qualcosa di più sulle questioni che emergono e interpellano la vita di tutti.

Crediamo prioritario dover sostenere la fatica della formazione a tutti i livelli (educativo, associativo e quindi culturale e sociopolitico) tentando di ricondurre le riflessioni a questioni centrali stabilendo criteri, consapevoli che esistono terreni ‘scivolosi’ e che non ci sono risposte preconfezionate: a questo proposito ci sembra utile continuare con la produzione di materiali di studio e di sostegno alla riflessione, con la valorizzazione delle competenze dei singoli soci e con una maggiore sinergia tra livelli interni dell’associazione e con altri soggetti a diverso titolo presenti in campo ecclesiale e sul territorio. Auspichiamo a questo proposito la nascita di una commissione unitaria che sia capace di fare tesoro dei percorsi fatti ai vari livelli, ma che ne costruisca anche di nuovi, dando un contributo fondamentale a una nuova elaborazione culturale su singoli temi, ma anche di carattere metodologico sull’approccio ai problemi. In tal senso, saranno fondamentali la valorizzazione delle esperienze in atto nelle Diocesi e un nuovo, articolato e continuativo rapporto della commissione con le delegazioni regionali.

Le risposte, complessivamente, riflettono un giudizio positivo sulle iniziative dell’ACI nazionale: in particolare ci si riferisce ai percorsi formativi per adulti per lo sforzo di declinare in essi i punti essenziali della dimensione sociopolitica, gli “esercizi di laicità”; inoltre sono indicati positivamente i convegni nazionali tematici (in particolare quello per amministratori e insegnanti) e quelli regionali legati alla settimana sociale, i comunicati della presidenza nazionale, gli articoli sulla stampa associativa, i materiali del centro studi e degli istituti Bachelet, Toniolo e Paolo VI, le schede/dossier di approfondimento predisposti nel triennio precedente dal laboratorio socio-politico, i seminari tematici. Un giudizio che però sconta un problema di fondo: da parte di numerose associazioni diocesane emerge una conoscenza e una fruizione non sempre adeguata delle medesime iniziative nazionali, che solo in alcuni casi hanno una ricaduta a livello diocesano, specie per le difficoltà delle associazioni locali a seguire tali proposte e poi a tradurle sul proprio territorio. Inoltre, a fronte della grande varietà e intensità d’impegno espresso anche negli ultimi anni da soci e responsabili di AC a livello locale[1], l’AC, a livello nazionale potrebbe intensificare l’attenzione sulle numerose esperienze associative di base in quest’ambito e sulle esperienze personali di tanti che in questi anni, provenendo dall’AC, si sono dedicati all’impegno sociopolitico.

 

VERSO DOVE ANDIAMO? INDICAZIONI PROPOSITIVE

Come sostenere la specifica formazione sociopolitica e l’attenzione a questa dimensione da parte del livello nazionale, nel fondamentale rapporto con le associazioni diocesane e le delegazioni regionali? Come facilitare l’elaborazione interna e la comunicazione interna ed esterna dell’AC in merito? Riportiamo di seguito la parte conclusiva del dossier “Tutta casa, chiesa e ... società”, che offre notevoli spunti per continuare il lavoro fin qui sostenuto e portato avanti.

1. mettere in rete e in circolazione le “buone pratiche” che si sperimentano su questi temi in tante diocesi italiane, far circolare dossier tematici e predisponendo strumenti che aiutino le diocesi a intraprendere percorsi specifici.

2. sviluppare gli interventi della Presidenza nazionale su alcune questioni importanti, così che abbiano più evidenza sul piano dell’informazione e aumentandone la diffusione a livello locale, attraverso un raccordo con le presidenze diocesane e i periodici diocesani;

3. continuare l’attenzione alla dimensione sociopolitica nei percorsi formativi, ampliando il raccordo con la DSC, anche con schede di mediazione del Compendio DSC; favorire la conoscenza della Evangelii Gaudium

4. continuare i convegni proposti dal Centro nazionale, mezzi efficaci per studiare, riflettere e confrontarsi

5. predisporre schede essenziali che aiutino a cogliere le diverse posizioni su temi importanti in discussione nel paese (strumento per il discernimento), ad es.: riforme costituzionali, legge elettorale e ruolo dei partiti, lavoro, famiglia, istruzione, accessibilità urbana, immigrazione/integrazione, bioetica, autonomia energetica, cultura di genere, …

6. valutare una possibile ripresa delle scuole di formazione socio-politica o comunque percorsi formativi “ad hoc”

7. definire un rapporto con altri soggetti che si occupano in particolare di formazione socio-politica raccogliendo persone formatesi nell’associazionismo cattolico (es. Argomenti 2000)?

8. raccordare e socializzare gli strumenti associativi:

a) coordinamento e chiara suddivisione dei compiti tra il Laboratorio di Progettazione Associativa, il centro studi, gli Istituti

b) coordinamento tra Settore giovani e Settore adulti: una commissione nazionale socio-politica unitaria?

c) pubblicazione sul sito dei contributi elaborati e sulle esperienze più significative

d) rubrica su “Segno” che ‘lanci’ i contributi elaborati dal CN e pubblicati sul sito dell’AC e su “Parolealtre”

9. mettere in collegamento quanti dell’AC si occupano del sociopolitico, attraverso il laboratorio sociopolitico (o il settore), così da far circolare materiali e indicazioni, facilitando lo scambio e il confronto; riprendere l’ipotesi di una newsletter in merito magari sotto forma di app?

10. analoga proposta emerge per l’ambito degli insegnanti, creando un collegamento on-line e ricostruendo rapporti con le associazioni specifiche (AIMC, UCIIM, AGE, …), così da facilitare iniziative locali (diocesane o interdiocesane/regionali), fornendo resoconti essenziali delle iniziative realizzate, anche considerando la difficoltà di organizzazione/partecipazione agli incontri nazionali

11. individuare modalità di comunicazione con la base associativa dei soci (e non solo quella dei responsabili) e invitare le presidenze diocesane a esprimersi pubblicamente su alcuni temi qualificanti

12. invitare le presidenze diocesane ad avviare esperienze coinvolgendo soci e persone interessate a questa dimensione, oltre ai responsabili associativi (sovente già oberati da impegni eccessivi), ampliando i protagonisti di queste iniziative (es. esperienza dei “Laboratori di cittadinanza”)

13. invitare le presidenze diocesane ad aprirsi a iniziative comuni con altri soggetti ecclesiali e civili, come già sperimentato in diverse realtà, sviluppando in parallelo una riflessione e un dialogo a livello nazionale (si pensi ai rapporti con i movimenti ecclesiali o con associazioni come “Libera”), così da “governare” e valorizzare questa dinamica

14. riprendere il progetto di un “albo delle competenze ed esperienze” in ambito sociopolitico a partire dalla dimensione diocesana e regionale; questo può divenire uno strumento su scala nazionale molto significativo per condividere e arricchire l’esperienza e la proposta associativa, anche nell’ottica di valorizzare la percezione di sé dei soci di AC e la consapevolezza del servizio che si sta rendendo alla comunità nazionale – ecclesiale e civile –, sviluppandone le potenzialità.

 


[1]      Molto interessante ci appare il dato relativo alle segnalazioni di soci impegnati espresse dalle presidenze diocesane nell’indagine svolta: considerando solo le 28 diocesi che hanno risposto a questo punto del questionario, sono state segnalate circa 350 persone che svolgono un servizio specifico in ambito socio-politico, chi in campo amministrativo (comunale, provinciale, regionale) chi nell’ambito del volontariato sociale, sindacale e culturale. Ponderando il campione sull’intera associazione si possono stimare tra i 2-3.000 i soci di AC che hanno un impegno sociopolitico diretto.