Beato il politico che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale

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Ricordo quando, da coordinatore provinciale del movimento giovanile del mio partito, durante un seminario di formazione politica dedicato ai giovani, proposi ai partecipanti di disporsi in cerchio per discutere del tema in argomento: facce stupite, imbarazzo generale e qualche sorrisino beffardo…in cerchio tutti sono nella stessa posizione, non ci sono gerarchie, tutti si guardano negli occhi, non c’è – come normalmente accade nell’ambiente politico - un “tavolo dei relatori”, né chi si nasconde nelle retrovie o si mette in mostra in prima fila! 

Il cambiamento radicale riguarda prima di tutto noi stessi, la coscienza di essere “uno”, la capacità di non dividere le cose, la vita personale e quella della società in cui viviamo, il coraggio di essere sé stessi sempre, in parrocchia e in consiglio comunale, di battersi per i propri ideali, per il mondo che vogliamo consegnare ai nostri figli, senza rinunciare a ciò che si è per paura di “sporcarsi l’anima” o per non sconvolgere le coscienze di chi ci sta accanto.

Per questo, quando ero consigliere di minoranza ho ottenuto l’approvazione di una mozione a sostegno delle gestanti in difficoltà, contro l’aborto; per questo, da presidente del consiglio comunale, in occasione del Santo Natale ho iniziato la tradizione di invitare in Municipio il Vescovo con tutte le Autorità cittadine per un messaggio augurale. 

Calarsi nella realtà è il cambiamento radicale, passare all’azione, non delegare, perché Dio si è fatto Uomo, è entrato nella Storia: è qualcosa di sconvolgente, che vince l’indifferenza!

Nella consapevolezza che siamo tutti necessari, ma nessuno è indispensabile; nella ferma convinzione che la politica è un servizio, non un contratto a tempo indeterminato, una professione… in mancanza di un lavoro. La tendenza a perpetuarsi nel potere, vizio tipico purtroppo del nostro Paese (non solo in politica) è ciò che impedisce un vero rinnovamento, quel cambiamento radicale che non è solo “fare cose nuove”, ma “fare nuove le cose”.

 

Andrea Cabibbo
Presidente del Consiglio Comunale di Pordenone