Attilio Salvatore

Versione stampabileVersione stampabile

Tra le macerie di una città ferita a morte emergono nel 1908 la figura e la personalità di un giovane  che, privato per intero della sua famiglia, decide, mostrando già grandezza d’animo, di restare a Messina per contribuire – questo è il suo fermo proposito! – con il suo operato alla ricostruzione della città. Una città chiaramente sconvolta nell’impianto urbanistico, drammaticamente lacerata nel tessuto umano e sociale, irrimediabilmente colpita nella struttura economica. All’esodo, scelto con spirito di rassegnazione da molti dei superstiti (50.000 su una popolazione di 130.000 abitanti!), Attilio Salvatore contrappone la scelta della presenza, della fermezza, della fortezza…. Ed i risultati di tale scelta sono ben presto evidenti. Divenuto segretario dell’on. Micheli – inviato speciale del Governo nazionale – si impegna con slancio e successo in tutte quelle attività ed iniziative finalizzate alla rinascita della città di Messina.

 
Nato il 12 giugno 1890, ad appena diciotto anni, proprio in conseguenza del terribile sisma che nel dicembre del 1908 distrugge la città di Messina, Attilio Salvatore si eleva sull’orizzonte messinese, fumante di distruzioni fisiche e morali, come stella del mattino, come importante e, per molti versi, decisivo punto di riferimento culturale e morale per quanti scorgono ancora, nonostante le evidenti e drammatiche difficoltà, un futuro di rinascita per la città dello Stretto. E se da una parte, come  è naturale che sia, fa difetto l’esperienza di vita, dall’altra primeggiano una grandezza d’animo ed una fermezza di intenti non comuni.
 
Attilio è un credente convinto. La sua è una genuina ed autentica fede in Dio: quella fede che lo “costruisce”anche intelligente figlio della Chiesa, che lo chiama ad impegno convinto e maturo sul terreno dell’associazionismo cattolico. Socio del Circolo  di Gioventù Cattolica “S. Tommaso d’Aquino”, Attilio vive in maniera attiva l’appartenenza alla Azione Cattolica del suo tempo. Nel 1908, infatti, partecipa al primo Congresso della Gioventù Cattolica dell’Italia Meridionale, tenutosi a Benevento, quindi è presente anche al Congresso che si tiene a Catania. Sono anni importanti per la formazione di Attilio. Questi, sempre più attento ai bisogni della città, sempre più impegnato sul versante dell’associazionismo cattolico, sempre più coinvolto nelle vicende politiche del suo tempo, matura un percorso di formazione umana, culturale, spirituale che lo condurrà a divenire presidente regionale della Gioventù Cattolica Italiana. Un ruolo importante che Attilio ricopre, con la pausa della Prima Guerra mondiale, dal 1914 al 1920. Un ruolo che gli permette di farsi apprezzare sia per le doti intellettuali che per quelle umane; un ruolo che gli consente anche di accedere ad una borsa di studio della Gioventù Cattolica, utilizzata per completare gli studi universitari.
 
L’avvocato Attilio Salvatore acquisisce, dunque,una sempre maggiore visibilità non solo nella sua Messina, ma anche nella sua Sicilia. E Luigi Sturzo, attento conoscitore della cose di Sicilia, scorge nel giovane Salvatore tutte quelle caratteristiche positive, tutte quelle doti, quelle ricchezze che sembrano essere necessarie in un tempo in cui l’appello ai “liberi e forti” necessita d’essere tradotto in stile di vita, d’essere accolto con coraggio, d’essere vissuto con grandezza d’animo perché l’impegno politico dei cattolici possa essere laicamente testimoniato. Il Partito Popolare Italiano, diceva, infatti Sturzo, è “non il partito dei cattolici, ma un partito di cattolici”.
 
Dopo l’adesione alla visione sturziana, anche se, in certo senso, emarginato dai Circoli della Gioventù Cattolica, Attilio continua ad essere presente nel mondo dell’associazionismo cattolico, restando vicino alla FUCI e alle organizzazioni degli ex allievi di Don Bosco.
 
Poi la guerra, la terribile Seconda Guerra Mondiale. Ancora una volta Messina paga un duro tributo di sangue e distruzione. Ma Attilio è vicino ai suoi concittadini: incoraggia, sostiene, soccorre, accompagna. Con quello stile e quell’atteggiamento di “umiltà e fervore” che mantiene anche quando, dopo avere contribuito a fondare in Sicilia la Democrazia Cristiana, assume ruoli di rilievo e responsabilità politica ed amministrativa: membro dell’Assemblea Costituente, parlamentare nella prima e nella seconda legislatura repubblicana, assessore comunale, membro della Consulta siciliana e redattore di numerose leggi della regione a statuto speciale.
 
“In umiltà e fervore”: con questo stile – lo stile della sobrietà e della efficienza, della competenza posta a servizio dei grandi ideali del cattolicesimo democratico – Attilio Salvatore attraversa e vive intensamente un tempo segnato da tante durezze, da amare crudezze, da sconvolgenti eventi. Il suo stile esistenziale è però caratterizzato da una profonda serenità: quella serenità d’animo che discende dalla convinta consapevolezza del sentirsi e sapersi “servi inutili”: perché tutto ciò che viene fatto deve essere fatto a gloria di Dio, tutto viene realizzato grazie al sostegno di Dio.
 
Dunque, la probità, l’onestà sono – unitamente alle virtù cardinali esercitate con slancio esemplare – caratteristiche necessarie da testimoniare, da incarnare soprattutto nel servizio pubblico al bene comune. Attilio è profondamente convinto della urgenza di testimoniare queste virtù, di elevare l’onestà a cifra interpretativa del proprio impegno politico. Così, mentre riveste ruoli politico-amministrativi, decide di chiudere l’avviato studio legale, ritenendo incompatibile l’attività forense con quella politica.
 
È grande e, forse, ancora tutta da scoprire e rivalutare la “lezione” di Attilio Salvatore, l’uomo politico di “successo” che annovera tra gli amici più intimi Luigi Sturzo, Enrico Medi e Giorgio La Pira; che ama il popolo e che, attraverso l’azione politica, desidera non soltanto migliorarne le condizioni di vita, ma anche e, forse soprattutto, educare il popolo: alla libertà da tutti quei condizionamenti clientelari che sono una vera e propria piaga culturale e sociale in terra di Sicilia.
 
Emarginato politicamente nel 1953, Attilio continua la sua attività di professionista e di politico, spendendosi così come può sino alla fine della sua vita, continuando a riscuotere l’apprezzamento di quanti scorgono e riconoscono in lui un valido esempio da imitare e da additare alle generazioni più giovani di christifidelis laici impegnati anche nel sociale e nel politico.
 
Attilio Salvatore muore il 14 settembre 1961. L’on. Aldisio, suo grande estimatore ed amico, ricordandone la figura a Montecitorio, riassume efficacemente la figura di Attilio: “fu cristiano nel pensiero, cristiano nell’opera, cristiano nella vita di tutti i giorni”.  
 
(Sergio Visconti)