Angelica Sansone

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“Bisogna entrare nella storia con la carica di colui che è capace di mettersi a fianco degli altri senza dominio, né egoismo”

Queste parole di don Tonino Bello centrano perfettamente la “filosofia” che ha orientato l’esistenza breve ma intensa di Angelica, nata a Stigliano (MT) l’8/11/1944 e volata in cielo il 6/12/2001.
Formatasi in una salda famiglia e innestata nella vita della parrocchia Cuore Immacolato di Maria di Taranto, frequenta la Fuci, diventa responsabile giovanile diocesana di Azione Cattolica per poi ritornare negli anni ’80 ad essere presidente parrocchiale di AC nella sua parrocchia. Nell’associazione matura in lei l’attenzione alla formazione, il senso della laicità, così come veniva sviluppandosi dalla primavera del concilio Vaticano II con l’entusiasmo della novità, con la coscienza dell’impegno, con l’amore per il mondo e con la consapevolezza di non essere del mondo. Qualunque incarico ecclesiale, sociale e politico è per Angelica soprattutto incontro con  l’altro, nella sua unicità di essere immagine di Dio. Paziente all’ascolto, aperta alle crisi e alle sofferenze degli altri, prudente nel consiglio, lucida nell’analisi dei problemi, generosa nel pagare di persona. E’ capace di dialogo con tutti, credenti e non credenti, cercando sempre ciò che unisce e mai ciò che divide.
Angelica ha amato questo mondo e si è appassionata ad esso per renderlo migliore, più vivibile, entrando nella storia da protagonista, mai da osservatrice passiva, sebbene il suo stile fosse la discrezione. E quando coglieva che la sua presenza non era del tutto accolta o gradita non esitava a tirarsi indietro; questo purtroppo è successo più volte! Cercava allora altre vie dove poter dare agli altri, sempre nella libertà del suo spirito alieno da compromessi e dai sottili giochi di potere che si annidano nel cuore degli uomini.
Vive la sua esperienza di insegnante sempre a servizio dei giovani e, quando decide di andare in pensione anticipatamente, dice: “Ci perderò economicamente, ma mi sono resa conto che nella scuola, così com’è, non posso più dare ciò che vale ai giovani; continuerò fuori della scuola a svolgere il mio compito educativo”. Si dedica infatti ai giovani del movimento Macondo, che si occupa di intercultura, coinvolgendo tante scuole superiori con migliaia di studenti e tante associazioni di volontariato in momenti formativi sulla tolleranza, la non violenza, la conoscenza e il rispetto delle diversità tra i popoli. Realizzava, ogni anno a Maggio, una “tre giorni” di incontri, concerti e dibattiti.
Angelica  ha amato ciò che è bello; per lei la cultura era vita da condividere con tutti, non torre d’avorio in cui isolarsi. Si  è impegnata costantemente nel Centro di Cultura dell’Università Cattolica, in cui ha messo a disposizione le sue competenze culturali, che erano davvero tante, senza mai ostentarle. Disarmata e grintosa, sempre sul “limite” tra laicità ed ecclesialità, esprimeva bene lo sforzo della fede oggi di rapportarsi con la realtà: fedele a Dio e agli uomini.
Una vita dedicata agli ideali, agli altri, inseguendo una sua identità  definitiva che non diventava mai tale e tuttavia era già realizzata.
Una donna in cammino. Una donna che creava comunicazione espandendosi in un dono fatto di presenze, di intuizioni, di lavoro, di simpatia e di fede. Una fede robusta e leggera.
Un “segno” della presenza di Dio e della pienezza di vita.
 
Angelica voleva essere ricordata con queste parole di Guccini:
 
“La paura e il coraggio di vivere come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire:
io ho sempre tentato…
io ho sempre tentato”.