Alcide De Gasperi

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Nato a Pieve Tesino (TN) il 3 aprile 1881, quando il Trentino appartiene ancora all’Impero asburgico, Alcide De Gasperi è stato un protagonista della rinascita democratica dell’Italia e dell’unificazione europea. Il giovane De Gasperi muove i primi passi della sua carriera nella vita politica austriaca. Assunta la direzione del quotidiano della diocesi di Trento «La Voce Cattolica», ne cambia il nome ne «Il Trentino», perché il giornale possa svolgere una più libera azione politica e sociale.

Eletto al Parlamento di Vienna, al passaggio del Trentino all’Italia, egli prosegue il suo impegno nel Partito popolare italiano. Deputato del Parlamento italiano nel 1921, nel 1923 diviene segretario del partito, succedendo a don Luigi Sturzo. L’avvento del fascismo segna, però, l’interruzione brusca della sua militanza attiva.

Nel 1926 il Partito Popolare è sciolto; nello stesso anno De Gasperi viene arrestato insieme con la moglie e condannato per la sua attività politica a quattro anni di reclusione. Sconta 16 mesi e poi viene assunto alla Biblioteca Vaticana. Nell’isolamento e nella solitudine lo sorreggono la fede e l’affetto della famiglia.

Con la caduta del fascismo e la fine della guerra, egli riprende l’attività politica: nel 1944 è eletto segretario politico della Democrazia cristiana e dal 1945 al 1953 è presidente del Consiglio, contribuendo in modo significativo all’uscita dell’Italia dall’isolamento internazionale. Un’amarezza accompagna, tuttavia, gli ultimi anni del suo impegno.

Nel 1952, in alcuni ambienti cattolici, si prospetta per le elezioni amministrative del comune di Roma un’alleanza elettorale che coinvolga anche le destre. De Gasperi si oppone decisamente a questa ipotesi per motivi morali, per il suo passato antifascista ed anche per sostenere la sua visione laica dello Stato. Egli resiste sulle sue posizioni, nonostante le pressioni che da più parti salgono. Il cartello elettorale non si realizza, ma De Gasperi paga il suo atteggiamento con il rifiuto dello stesso Pio XII di un’udienza privata in occasione del trentennale delle nozze. Con profondo dolore, come cristiano, accetta la decisione, benché non sappia come giustificarla; come presidente del Consiglio, però, si sente ferito nella dignità e l’autorità che rappresenta e della quale non si può spogliare nei rapporti privati, provando «stupore per un rifiuto così eccezionale».

Convinto sostenitore della necessità di una integrazione europea, Alcide De Gasperi muore il 19 agosto 1954 nella sua casa di Sella di Valsugana. La sua scomparsa improvvisa, lontano dal clamore, suscita vasta commozione in tutta Italia; il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunge Roma per le esequie di Stato è rallentato da numerose soste impreviste, perché la folla accorre da ogni parte per rendere omaggio alla salma.

«Se è vero, come scriveva il Bergson, che l’essenza della democrazia è la fraternità, converrà anche ammettere con lui che la democrazia è di essenza evangelica.

E se il regime democratico, veramente e liberamente attuato, è tale da lasciare agire e fiorire il fermento evangelico del cristianesimo, noi abbiamo diritto di sperare che tale energia dinamica fecondi e nobiliti la democrazia e sommuova e rinnovi tutta la civiltà; abbiamo il diritto di sperare e abbiamo anche il dovere di offrire alla democrazia il contributo della nostra filosofia, della nostra morale e della nostra tradizione.

Tale contributo è molteplice e vario secondo le età e secondo le nazioni. Alcuni elementi, però, propri della vita personale dell’uomo, esercitano ovunque una pressione costante sulla vita sociale, purché essa si muova in regime di libertà. Il cristianesimo, ad esempio, introduce nella vita spirituale dell’uomo lo sforzo verso la perfezione, cioè lo sforzo per la liberazione interiore, proprio dei figli di Dio, i quali, ricorda san Tommaso, agiscono come liberi e non sono schiavi.

Questo spirito di emancipazione si riflette anche nella vita sociale e trova modo di espandersi nel regime di libera democrazia. Un altro elemento costitutivo è il concetto dell’uomo come persona umana. Durante la guerra e nel corso della polemica mondiale contro il nazionalsocialismo ed i suoi derivati, credenti e non credenti si sono trovati tutti d’accordo nel difendere questo concetto, per cui l’uomo, come dice Maritain, è più un tutto che una parte.

Sempre più l’uomo si rende conto che egli non è soltanto una parte dello Stato, come l’ape è parte dell’alveare e la formica del formicaio. Quando la concezione dell’uomo come persona si affievolisce, l’organizzazione dello Stato tende a diventare collettivista e assoluta. Il senso della dignità della persona umana porta, invece, all’eguaglianza di fronte alla legge e nella organizzazione politica, cioè alla democrazia.

Il terzo e più forte impulso del cristianesimo è l’amore. L’amore si chiama socialmente fraternità ed esige lo spirito di sacrificio nel servizio della comunità. E qui siamo all’elemento più vitale.

(Le basi morali della democrazia, Conferenza pronunciata a Bruxelles il 20 novembre 1948, in A. De Gasperi, L’Europa. Scritti e discorsi, a cura di Maria Romana De Gasperi, Morcelliana, Brescia 2004).